martedì 23 agosto 2016

Recensione: IO PRIMA DI TE, di Jojo Moyes

Titolo: Io prima di Te
Autrice: Jojo Moyes
Genere: Romantico, drammatico
TramaA ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un'esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l'altro per sempre. "Io prima di te" è la storia di un incontro. L'incontro fra una ragazza che ha scelto di vivere in un mondo piccolo, sicuro, senza sorprese e senza rischi, e un uomo che ha conosciuto il successo, la ricchezza e la felicità, e all'improvviso li ha visti dissolversi, ritrovandosi inchiodato su una sedia a rotelle. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l'una all'altra a mettersi in gioco.

Spesso si può capire quanto un libro sia bello già dalle prime pagine. È quello che mi è successo con Io prima di Te
Già da subito sono rimasta particolarmente colpita dallo stile dell'autrice, estremamente scorrevole, ma allo stesso tempo profondo e in grado di far conoscere un personaggio in un paio di righe. Uno stile perfetto per la triste storia di Will, che passa ad essere un amante dell'avventura, affascinante e pronto a conquistare il mondo, a tetraplegico costretto per anni su una sedia e rotelle, in grado di muovere abilmente solamente il capo. Non si tratta di uno stile drammatico, che sottolinea la tristezza degli eventi con tormentata tragicità. Allo stesso tempo, però, non tralascia neanche tutte le sofferenze a cui è costretto Will, che ha tentato diverse volte il suicidio, nonostante le sue condizioni, e che non ha più voglia di fare nulla, neppure di vivere. Nella sua vita cupa e grigia, affollata dai suoi ricordi felici, in riva alla Senna a Parigi, sulle montagne dell'Asia, in un safari in Africa, irrompe all'improvviso Louisa, ventiseienne allegra e letteralmente coloratissima, storicamente fidanzata con un maniaco del fitness, il Maratoneta. Lou non ha grandi ambizioni, ha sempre vissuto nella piccola cittadina turistica, e quando viene licenziata all'improvviso dal suo amato lavoro da barista non sa cosa fare. Ama stare a contatto con le persone, e quanto gli viene proposto un colloquio per assistenza psicologica ad un disabile, teme perfino di dover eventualmente lavare il sedere a qualche vecchietto; in realtà non sa che sta per trovarsi davanti un sarcastico, depresso, quanto affascinante, Will. 
Inizialmente egli non ne vuole proprio sapere, rimane chiuso nel suo duro guscio di umorismo nero e toni da saccente, ma contro la sua volontà si vede ad aprirsi e a lasciarsi coinvolgere dall'allegria della nuova amica. Will, che non ha alcun controllo sulla sua vita, a partire dal cibo per arrivare ai movimenti, cerca disperatamente di allargare gli orizzonti di Lou, che si è auto-imprigionata nella sua cittadina, senza ambizioni scolastiche nè familiari. Louisa comprende che tutto quello che si sta lasciando scivolare via tra le mani, tutte quelle opportunità, non torneranno mai, ma è combattuta. I due infatti, passando insieme quasi tutte le giornate, si ritrovano a condividere degli stessi sentimenti, e ne saranno spaventati. Forse, non sapranno neppure come sopportarli. Non sapranno come usare la forza dell'amore per superare il destino.

Si tratta di un romanzo incredibile. Non so da dove iniziare. Come ho già accennato, lo stile è stupendo, ho letto quattrocento pagine in un pomeriggio, senza annoiarmi, ed era quasi come se lo stessi divorando. Uno stile leggero e quasi sbrigativo, che però focalizza tutte le sfaccettature della personalità dei diversi personaggi, analizzandoli meglio di una macchina. I personaggi si vedranno nella loro totalità solamente alla fine del libro, sviluppatasi con noi durante la lettura.
Louisa è un personaggio stupendo. Non ha mai preso in considerazione una vita vera, università, figli, un trasferimento, un tatuaggio, non finché Will l'ha spinta a farlo. Quasi costretta, oserei dire. E meno male. Quando Will si rivolge a lei, è come se in realtà stesse guardando noi, dritti in faccia, ammonendoci e suggerendoci di stare ben attenti a ciò che pensiamo sia scontato e ovvio. Per lui camminare normalmente era una cosa ovvia, una cosa alla quale non pensava neppure, e poi eccolo da un giorno all'altro incapace di muovere perfino le dita delle mani. Il libro è straordinario proprio per questo, perché offre spunti di riflessione su tutto questo, sulla salute, sull'importanza dell'istruzione, della vita.
Devo ammettere che il personaggio di Will mi ha completamente spiazzato. Come il finale del libro, per il resto. Non è un libro prevedibile, ad ogni secondo l'idea che si crea nella nostra mente cambia. Immaginavo, devo ammetterlo, uno stupido romanzetto su come il protagonista riuscisse a superare il suo handicap, sostenuto dall'amata. Invece no. Will è consapevole delle sue spiacevolissime condizioni, e nonostante tutto l'amore e tutto il bene che gli vogliano le persone che gli stanno vicine, sa cosa gli aspetta, e soprattutto quanto tempo ancora gli rimane. È un personaggio senza ombra di dubbio pessimista, che scarica tutta la sua infelicità sugli altri, che solitamente rimangono tramortiti dal suo pessimismo, tutti tranne Lou. Questi comportamenti però fanno anche riflettere, allo stesso tempo, sull'importanza della salute e su quanto certe persone siano fortunate ad essere sane.
Ci sono così tanti personaggi stupendi: Treena, la sorella di Lou, intelligentissima e odiatissima per questo; Nathan, l'assistente medico di Will; Camilla, la madre di Will, distrutta dalle sue decisioni e dal suo pessimismo. Ma ancora tutta la famiglia di Lou in generale, quella di Will, i vecchi e i nuovi amici. 
Ho particolarmente apprezzato alcuni capitoli, pochi, tre, se non sbaglio, in cui il punto di vista era diverso
L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso, è che ho trovato il libro scritto "meglio" nella prima parte, come se l'autrice nella seconda si sia lasciata andare un po'
Nonostante questo, si tratta in ogni caso di un libro stupefacente, che lascia con il fiato sospeso fino alla fine, che vi strapperà tante, tante lacrime. Può essere considerato un libro autoconclusivo, nonostante ci sia un seguito, ma non avrei voluto che finisse in un altro modo. Non avrei preferito un altro finale o una particolare svolta a metà libro. Nonostante il finale sia tanto strappalacrime e drammatico, il libro è perfetto così com'è, non cambierei assolutamente nulla.


Cinque meno meno, in realtà.

sabato 20 agosto 2016

Recensione: GENTE DI DUBLINO, di James Joyce

Titolo: Gente di Dublino
Autore: James Joyce
Genere: Raccolta di racconti
Trama: Scritti da James Joyce nel 1906, ma pubblicati soltanto nel 1914, perché ritenuti da molti editori troppo audaci, i quindici racconti che costituiscono il volume "Gente di Dublino" sono considerati tra i capolavori della letteratura del Novecento. I protagonisti sono abitanti della città di Dublino, che vengono raffigurati nella loro quotidianità, e il tema che unisce tutti i racconti è la "morte in vita". I personaggi descritti da Joyce sono infatti frustrati, destinati a fallire o rinunciatari e l'ambiente in cui si svolgono le vicende è sempre squallido e desolato. Alcune volte un'improvvisa illuminazione o una rivelazione rendono palesi ai personaggi le misere condizioni in cui versano, ma per loro è sempre impossibile uscirne, perché vittime di una "paralisi morale". Le storie possono essere suddivise in quattro sezioni, che rappresentano le diverse fasi della vita umana: l'infanzia (Le sorelle, Un incontro, Arabia), l'adolescenza (Eveline, Dopo la corsa, I due galanti, Pensione di famiglia), la maturità (Una piccola nube, Rivalsa, Polvere, Un caso pietoso), la vecchiaia (Il giorno dell'Edera, Una madre, La grazia), a cui fa seguito il celebre racconto "I morti". Fa da sfondo a tutte le storie una Dublino grigia e malinconica, che diventa l'emblema delle città occidentali del secolo scorso e della loro decadenza morale.

Dopo averlo trovato in un baule impolverato pieno di libri a casa di mia nonna, ho deciso di leggere questo capolavoro, finalmente. Ero piuttosto restia, lo devo ammettere: non avevo sentito molti pareri entusiasti su questi racconti, nè tanto meno sullo stile dell'autore. Ma mi sono tirata su le maniche e ho iniziato a leggere, con tanta buona volontà (e considerando che, alla fin fine, erano solo duecento pagine). 
La raccolta di racconti "Gente di Dublino" racchiude quindici diversi racconti sulla vita e sugli avvenimenti quotidiani, monotoni o meno, degli abitanti, appunto, di Dublino. Non ci sono due storie uguali: tutte descrivono fatti e avvenimenti effettivamente diversi, ma affrontano sempre gli stessi temi. Si passa da avventure di bambini annoiati a lutti disprezzati, da ladre d'amore a giovani impaurite. Nonostante all'apparenza, ripeto, siano tutte storie diverse, bizzarre, anzi addirittura in alcuni punti perfino comiche, i temi sono sempre gli stessi: la tristezza, la solitudine, l'incapacità di compiere azioni che sconvolgerebbero la loro vita. I personaggi sono tutti, come possiamo intuire subito, nel primo racconto ("Le sorelle"), in una specie di paralisi, parola che "aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e consapevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte". La superficie del calmo lago della vita quotidiana e monotona viene increspata da qualche avvenimento particolare: un funerale, un incontro per caso, un trafiletto di giornale, un plumcake scomparso, e questa tipica incapacità di agire e saper rispondere prontamente ad una certo avvenimento manda in subbuglio il personaggio che, a causa dell'inabilità nell'agire, si blocca ulteriormente, in un loop infinito! E se casomai uno dei personaggi riuscisse a rispondere, verrebbe poi comunque ricacciato al proprio posto, come se il destino avesse avuto in serbo per quella certa persona proprio un fatto destabilizzante, che prima o poi avrebbe dovuto fare effetto sul poverino (cfr. Rivalsa, dove perfino un'apparente vittoria nasconde un'amara sconfitta).
Il libro lascia dietro di sé un alone di tristezza e nostalgia, una strana nostalgia di qualcosa che forse non si è mai avuto. 
Inoltre, spesso Joyce usa diversi punti di vista, spesso è un narratore onnisciente, a volte segue le vicende a pari passo con noi, e sono presenti addirittura dei racconti narrati in prima persona (non me lo sarei mai aspettato, se devo essere sincera. In un romanzo sì, ma in un racconto proprio no).
Quanto ai racconti di per sé, essi non hanno una vera e propria trama, spesso i protagonisti non hanno neppure un obiettivo, ciò che ci narra Joyce è uno scorcio della loro vita, come se l'autore stesse facendo zapping su una televisione dove sono trasmesse le vite di tutti gli irlandesi. Non sa cosa gli capiterà, non c'è un criterio, si tratta di personaggi scelti apparentemente a caso, ma che come gli altri dimostrano le tristi caratteristiche che accomunano tutti. 
Relativamente allo stile, me me sono innamorata. L'autore non si lascia andare a divagazioni varie, è conciso, preciso. Uno stile molto scorrevole, che non permette all'autore di saltare neppure una parola. Proprio per questo, nonostante la brevità dei racconti, ho impiegato un pomeriggio intero a leggerlo. Ho apprezzato particolarmente la sua attenzione per i dettagli estremamente mirati e il fatto che il protagonista del racconto venga presentato o in maniera estremamente diretta, con un primo piano ben centrato, oppure tramite un'introduzione che non riguarda prettamente esso, ma come se l'autore/regista stesse zoomando lentamente sul personaggio partendo da un panorama ampio, in una sorta di tecnica cinematografica non fisica o visiva, bensì sotto forma di, concedetemelo, pettegolezzo
Passerò ora a commentare brevemente ogni racconto, dando un sintetico giudizio.

Le sorelle ☆ Un povero ragazzo subisce il lutto di un caro amico, un vecchio prete. Ho quasi odiato questo racconto; ero disperata: pensavo "e se ora il libro è tutto così?". Fortunatamente mi sono ricreduta. Non ho gradito i personaggi, le descrizioni (molto povere, come sempre) o in generale i dialoghi. Ritmo molto lento, narrazione sfuggevole.

Un incontro  Due bambini di alto rango, annoiati dalla scuola cattolica e forse già dalla vita in generale, decidono di fare una gita e si imbattono in un signore che li spaventa a morte parlando di violenza sugli indisciplinati. Mi è piaciuto molto questo racconto, diverso da tutti gli altri in quanto tratta di bambini e anziani, personaggi proprio agli antipodi. Proprio per questo ho molto apprezzato il racconto, intriso inutile dirlo, di una sensazione triste e secca nonostante la presenza dei bambini scalmanati. Un passaggio che vorrei condividere con voi, un pensiero che affiora nella mente di uno dei piccoli protagonisti quando il signore si perde nella memoria e parla delle sue morose:
Ebbi l'impressione che stesse ripetendo qualcosa che aveva imparato a memoria o che, magnetizzata da certe parole del proprio discorso, la sua mente continuasse a girare lenta nella stessa orbita. A volte parlava come se alludesse semplicemente a qualche fatto che tutti conoscevano, e a volte abbassava la voce e parlava misterioso, come se ci raccontasse qualcosa di segreto che non desiderava fosse udito da altri. Ripeteva le frasi più e più volte, variandole e accerchiandole con la voce monotona. 
Arabia ★ Uno dei racconti che mi sono piaciuti di più, senza dubbio. Il tenero protagonista sogna l'amore, è innamorato della vicina di casa, che gli parla di questo bazar, Arabia, dove lui corre rendendosi poi conto di essere solo una creatura trascinata e schernita dalla vanità. Fino all'ultimo ho sperato che finisse bene (almeno uno su quindici!), ma nulla da fare. Definirei particolarmente interessante e sorprendente il brusco capacitarsi del protagonista dell'illusione dell'amore. 

Eveline  Una giovane è divisa tra la famiglia da mantenere e l'amato che le promette una vita serena. Evvy, la protagonista, è uno degli esempi più evidenti dell'incapacità di prendere una decisione. Ella, a pochi metri da un futuro più luminoso è incapace di muoversi, mentre tutti i mari del mondo le si rovesciarono intorno al cuore. Molto breve ma comunque intenso. Ho sentito particolarmente vicina la protagonista per ragioni che non mi sento di condividere.

Dopo la corsa Non posso dare un giudizio a questo racconto poiché, come mi è capitato con un altro solamente, non sono riuscita a leggerlo. Ogni volta che ho tentato, mi perdevo, la storia non mi prendeva.

I due galanti ★ Un uomo, un Don Giovanni, convince la sua nuova morosa a rubare per dare a questo un pegno per un matrimonio che non saprebbe finanziare; l'amico, il suo parassita, li segue spiandoli e riflettendo sulla sua inutilità. Mi è piaciuto molto questo racconto, che in un certo senso ricalca la tradizione latina de "er vantone" (cfr. Pier Paolo Pasolini sul Miles gloriosus di Plauto) con il suo parassita, a differenza che anche se il fanfarone, che nascosto dietro ad una patina di gagliardia è in realtà un povero in canna, riesce a guadagnarci qualcosa, il suo parassita, non sembra avere prospettive di vita e cerca di aggrapparsi a quelle degli altri, scivolando miseramente. 

Pensione di famiglia ☆ Una ragazza si innamora sbadatamente di uno dei clienti della pensione gestita dalla severa madre, che deve dare il suo verdetto agli innamorati. La severa madre, personaggio interessante, capisce subito cosa sta succedendo alla figlia, e le due senza tanti giri di parole si chiariscono. Lei, triste, aspetta nella camera del forse futuro marito la decisione della madre. Il finale è aperto, e non penso di averlo compreso a pieno.

Una piccola nube ☆ Il protagonista incontra un vecchio amico, che gli parla dei diversi viaggi che ha fatto, suscitando in lui invidia; egli, appena arriva a casa prova a leggere delle poesie (sua passione nascosta) al figlio, provocando solamente un pianto. Questa storia mi ha profondamente turbato e lasciato più desolata rispetto alle altre, forse perché il povero padre quasi convinto e felice di questa nuova presa di posizione, dopo essere stato ispirato dall'amico, non riesce nella sua impresa, deludendo non solo se stesso ma forse anche gli altri.

Rivalsa ☆ Un impiegato stanco del suo lavoro è costretto ad andarsene dopo aver risposto male al suo capo, e si affoga nelle bevute, squattrinato. Non ho apprezzato molto questo racconto, e purtroppo non riesco a trovarne una ragione. Forse per quanto è squallido il protagonista, incapace di controllarsi, infantile e incosciente.

Polvere ★ Un altro dei miei racconti preferiti, forse il, parla della triste Maria, lavandaia nubile (condizione sociale sulla quale scherzano tutti) e già in età avanzata. Ella ha fatto da bambinaia ad un uomo che va a trovare comprando delle leccornie, ma all'arrivo si rende conto di essersi dimenticata un plumcake sul tram, e per tirarla su di morale viene invitata a giocare con la famigliola. In questo gioco la sorte le sembra avversa, e per cercare di risolvere ancora una volta la situazione viene invitata a cantare, intonando però strofe che non la riguardano del tutto (spasimanti inesistenti), ed il racconto si conclude con Joe, a cui è molto affezionata, che le rivolge uno sguardo colmo di lacrime per la sua povera ed immeritata condizione. Ho amato questo racconto. Triste, davvero davvero triste, ma allo stesso tempo estremamente dolce e innocente. La protagonista, Maria, suscita un misto di pietà e pena in noi, facendo sì che anche un personaggio apparentemente sfortunato risulti tenero e amorevole. 

Un caso pietoso ☆ Dopo aver interrotto i contatti con una dama sposata che si era spinta troppo in là, il protagonista anni dopo legge della sua tragica e spregevole morte su un trafiletto di giornale. Il protagonista, altezzoso, puntiglioso, "precisino", quando legge della morte della vecchia e cara amica, di cui si fidava così tanto da confessarle i pensieri più personali, non prova tristezza, ma disgusto per la donna, che lo aveva tanto rapito ai concerti culturali di musica, tanto che "cominciò a dubitare della realtà di quello che gli diceva la memoria"; una donna apparentemente così elegante che alla fine ha voluto degradarsi nei liquori, morendo in un modo tanto tragico quanto ridicolo. Il protagonista, dopo aver quasi odiato dentro di sé la donna, però si rende conto della sua condizione altrettanto infelice.

Il giorno dell'edera   Come per "Dopo la corsa", non posso dare un giudizio a questo racconto.

Una madre ☆ Una brava ragazza viene convinta dalla madre a dare il suo contributo al piano ad una serie di concerti, ma al madre, a dir poco agitatissima, si scatena contro l'organizzatore delle serate che si ostina a non volerla pagare. La protagonista del racconto, la madre irata, è una vera sagoma. Scatena un finimondo per la faccenda, risultando a tratti perfino ridicola, fuoriuscendo dallo standard di buona ed educata signora.

Grazia ☆ Degli amici cercano di riportare un ubriacone sulla retta vita tramite la religione. Uno dei racconti più intrisi di fede, che non ho apprezzato. Costituito quasi interamente da un unico, lungo, dialogo sulla religione, non mi ha colpito in particolar modo.

I morti ☆ Tra i diversi invitati ad una festa per il primo dell'anno troviamo Gabriel e la moglie, che affronteranno un momento di tenera e triste intimità alla fine del racconto. Si tratta dell'ultimo e più lungo racconto della raccolta, quasi interamente ambientato alla festa di due zie; dopo chiacchere, balli, valzer, risate e portate generose, il protagonista Gabriel fa uno splendido discorso alla tavolata, e infine si avvia verso un alloggio con la moglie, sentendo crescere dentro di sé una tenera eccitazione. Quando sta per scoppiare per la sensualità che scorge nei gesti della moglie, essa rompe l'incantesimo svelandogli che una canzone cantata alla festa gli aveva fatto venire in mente un suo innamorato, deceduto da giovane. Ho decisamente apprezzato il colto, gentile e allo stesso tempo scontroso, particolarissimo, personaggio di Gabriel, a dir poco tenero quanto ai sentimenti per l'amata moglie. La storia, nonostante la lunghezza, è molto scorrevole, e si leggono comunque con piacere i diversi dettagli effettivamente inutili allo sviluppo che emergono dalle conversazioni degli invitati. Il racconto termina con un'immagine triste ma profonda: 
La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell'universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.
Il mio giudizio complessivo per il libro è quattro e mezzo
su cinque (nonostante la media aritmetica dia poco più di tre). 

giovedì 18 agosto 2016

TAG - The Ruler of Books!

Buongiorno a tutti! Dopo secoli o quasi ho deciso di fare un tag! /Tono triste / Anche se nessuno mi ha taggato / Non l'ho visto circolare molto sulla blogosfera anche se personalmente ritengo che sia uno dei tag più belli che siano mai stati creati! La fantastica e adorata ideatrice di questo non potrebbe essere altro che la bravissima Ariel Bissett, che seguo assiduamente su YouTube, anzi, sono quasi convinta che siamo qualcosa come gemelle separate dalla nascita, e in effetti quando acquisto un libro che ha consigliato lei so già di andare sul sicuro
In pratica, il tag ci immagina futuri re e regine di un mondo libresco. E già qui avevo capito che sarebbe stato incredibilmente divertente. Quindi, le domande che mi pongo sono: se fossi la regina dei libri...

1/ Che libri farei leggere a tutti?
Non è un mistero, ma Lolita, di Vladimir Nabokov. Non perché (rispondendo a ciò che di solito mi chiedono quando lo dico) sono una pedofila o supporto la pedofilia (ma scherziamo), semplicemente perché è rimarrà sempre il libro migliore che abbia mai letto (e riletto, e riletto). Inoltre, sarebbe anche per far capire il potere della scrittura, di rendere consci di come certi autori possano raccontare una cosa sbagliata e abominevole come la pedofilia in una maniera talmente sublime ed elegante da lasciare senza fiato. 

2/ Che cosa abolirei dalla costituzione dei libri?
Le sovraccopertine. Preferisco di gran lunga i libri con la copertina flessibili a quelli con la copertina rigida, e questo soprattutto a causa delle sovraccopertine. Inoltre, le odio perché fondamentalmente servirebbero a proteggere il libro, che senza si rovina. Ma è impossibile manovrare le sovraccopertine, scivolano via o sbucano come funghi velenosi da una parte o dall'altra. Il problema è che è scientificamente provato che se qualcuno esce di casa con un libro con la sua sovraccoperta, ritorna a casa con quest'ultima distrutta e il libro che sembra mangiato dai topi. No, non mi diverto a portare in giro i miei libri trascinandoli a terra col guinzaglio, sono solo una persona normale

3/ A quale autore ordinerei di scriverti un libro?
Dopo averci pensato a lungo, ho scelto Tracy Chevalier, autrice "scoperta" da pochissimo, perché il suo modo di scrivere è così poetico e allo stesso tempo profondo e leggero che paragonerei il leggere i suoi libri all'essere sotto l'effetto di un incantesimo.

4/ Quale libro sposterei in cantina per fare spazio a nuovi libri?
Non so quale strana droga ci fosse nel mio latte questa mattina, ma più guardo il primo scaffale invaso dai libri di Cassandra Clare, più mi viene voglia di prendere tutte le serie degli Shadowhunters e spostarle per sistemare i miei nuovi libri. Non so perché, fino ad un anno fa impazzivo per i suoi personaggi, ma ora mi sembra una sorta di storia infinita. Per precisare la gravità della cosa: non ho neppure voluto acquistare La signora della Mezzanotte.

Da "Gli odorini migliori che esistono".
5/ Quale artista di copertine commissionerei per fare un murale?
Ho amato le copertine dell'edizione italiana della trilogia dell'Area X di Jeff Vandermeer (più di quelle originali, miracolo), quindi mi rivolgerei senza ombra di dubbio al talentuoso Lorenzo Ceccotti.

6/ Quale volto di un personaggio metterei su una moneta?
Scherzosamente, scelgo il Grande Fratello (è pur sempre un personaggio, no?) da 1984 di George Orwell. Si infiltrerà nelle nostre case, nelle nostre tasche, scivolerà tra le mani di noi inconsapevoli stolti, ci spierà di nascosto...

7/ Quale libro premierei al Premio "Ruler of Books" 2016?
AKA Un libro che secondo me merita un qualche premio. Spulciando tra i miei libri ne ho trovato uno letto l'anno scorso, di cui non avrei mai sentito parlare se non mi fosse stato assegnato come lettura estiva scolastica. È un librettino che lascia inizialmente sconvolti ed estraniati, con le sopracciglia corrugate e un broncio sul viso, come a dire "Cosa sto leggendo?". Sto parlando di Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi. Si tratta di un romanzo ambientato nella Lisbona del 1938, e la storia segue Pereira, un signore impacciato che incontra un ragazzo politicamente "dalla parte sbagliata" che ha bisogno di aiuto. Pereira, che prima si sognava di fare un passo in più del solito, finisce con l'agire in maniera stupefacente, e il suo sviluppo nel corso del libro è tanto sottile e apparentemente nascosto quanto evidente, come si può constatare dalla fine.



Il tag è finito, spero vi sia piaciuto! Mi farebbe assolutamente piacere sentire le vostre risposte, leggendo un vostro commento qui sotto oppure direttamente il vostro post (se fate anche voi il tag linkatemelo qui sotto che andrò sicuramente a darci un'occhiata)! Sono davvero curiosa! A presto,
Sara

martedì 2 agosto 2016

Serie Tv - STRANGER THINGS

Buonasera a tutti! Nonostante in questi giorni stia leggendo un po' di più (per riprendermi dopo la vacanza all'estero, durante il viaggio della quale mia madre mi ha severamente proibito di portare libri), ho letto alcuni articoli riguardo ad una certa serie che in queste settimane sta esplodendo qui nell'Internet quanto a popolarità. Sto parlando della onnipresente Stranger Things, che invade Facebook, Twitter e Youtube con gif e trailer a dir poco succulenti.
Potevo forse non guardare questa serie? Certo che no. L'ho divorata
Però c'era un piccolo, piccolo problema: io ho paura perfino della mia ombra, come avrei mai potuto riuscire a superare otto episodi senza rischiare di andare in terapia intensiva
Non so come ma, dannazione, ci sono riuscita. Sì, lo devo ammettere: prima di iniziare a guardare questa serie, avevo paura. Ora che l'ho finita, ne ho ancora di più.
Ma la trama così intensa, la voglia di sapere-come-finisce, il fascino dei lontani e purtroppo sconosciuti anni '80, la nerdaggine dei piccoli ma assolutamente cazzuti protagonisti... Come fate voi a non aver ancora cliccato play?

Come ho già detto, purtroppo sono nata poco prima dell'inizio di questo secolo, e quindi non ho avuto l'occasione di gustarmi gli anni in cui la serie è ambientata, ma posso ammettere che, senza ombra di dubbio, ci stia provando anche più di quanto potrebbe essere considerato normale. Mia mamma in quegli anni aveva la mia età, e mi prende sempre simpaticamente in giro perché sostiene che a casa nostra, con musica, film e serie tv di quegli anni, le sembra di essere tornata indietro nel tempo.
Inoltre, una delle cose che più mi ha spinto a cimentarmi in questa serie, sono le continue citazioni dei grandi classici come Spielberg e King, ma non solo!, Nightmare, Star WarsAlien... I Goonies, cavolo! Sono decine e decine di capolavori che non ho avuto l'opportunità di godermi appena freschi sul mercato ma che mi sto gustando ora tra una spolverata e l'altra. Grazie alla serie, potrete vivere (o rivivere) dei momenti fantastici, tra un déjà-vu e un clichè.

Ma ora concentriamoci sulla serie in sè. Prima proverete paura. La stagione si apre con un omicidio, qualcosa che uccide qualcuno. Poi riderete e amerete i protagonisti: il sensibile Mike, il determinato Lucas, il tenero Will e, dulcis in fundo, l'epico Dustin, che racchiude in sè tutta l'atmosfera di quegli anni. Dopo una breve campagna di D&D, il gruppo si vede costretto a separarsi e i tre ragazzini tornano a casa... o quasi. 
Will scappa inseguito da qualcosa, dalla quale non riesce a fuggire: è scomparso. La madre, una stupefacente Winona Ryder, va subito dal capo della polizia, Hopper, che ha provato sulla sua pelle la scomparsa (e morte, addirittura) di un figlio. Insieme, determinati, iniziano le ricerche. E non sono i soli. I tre prodi amici di Will vogliono scovarlo a tutti i costi, ma inaspettatamente si ritrovano davanti una ragazzina spaventata: è Undici, una bambina speciale e da tenere in segreto, dotata di poteri soprannaturali. E quando i ragazzi scoprono che forse è l'unica in grado di chiarire qualcosa riguardo a questa faccenda, le ricerche si fanno più intense, e vengono a galla secreti statali. 
Ma la serie non è solo questo: c'è dolore, come tra la bella Nancy e l'insopportabile Steve, odio, come quello di Jonathan, fratello di Will, nei confronti del padre, colpi di scena, di buio nei boschi, e tanti tanti brividi.

Undici, che in un certo senso è la vera protagonista della serie, è semplicemente unica nel suo genere. Con una storia incredibile alle spalle, pian piano, nel corso della serie, la vediamo crescere e scopriamo cosa è in grado di fare insieme a lei. Scappata dalla sua prigione di falsa tenerezza, è spaventata, curiosa, affamata, e allo stesso tempo assolutamente letale, e lo assicuro da come mi ha lasciata a bocca aperta nell'ultimo episodio. Amata e odiata, spaventata dalle emozioni umane, può affidarsi solo ai suoi amici.


Ci sono così tanti personaggi stupendi: Nancy, la bella sorella di Will, che odierete e poi amerete e poi odierete di nuovo, alle prese prima con un fidanzato scemo e poi con i mostri; Jonathan, il tenerissimo tesorodellamiavita e sconfortato fratello di Will, determinato a trovarlo e con una piccola grande cotta per la appena nominata Nancy; Barb, la migliore (o forse no?) amica di Nancy, che viene abbandonata incautamente da lei preferendola ad uno stupido capellone, facendole fare una brutta, orribile, fine; il povero e tormentato Hopper, il poliziotto locale che avrà un ruolo determinante per la sorte di Will; Joyce, la madre di Will, che vi farà venire voglia di strapparvi i capelli, piangere e poi sperare con lei. Ma non solo: genitori turbati, stronzi etichettati... insomma, come ho detto: personaggi stupendi a non finire.

I toni quasi cupi di certe scene, la tanto contrastante quanto incredibile alternanza di risate e brividi, la sorpresa del rendersi conto di quanto poco siamo differenti da personaggi degli anni '80, la contrapposizione tra scene terribili che fanno stringere le ginocchia al petto e quelle della quotidiana vita tormentata dei piccoli geek... Tutto questo, che sembrerebbe una serie di cose a caso buttate in un unico pentolone, si fonde alla perfezione in una delle serie più belle e strane che abbia mai visto.

È una serie che fa prima storcere il naso e poi sospirare per la meraviglia e che non lascia decisamente insoddisfatti; con, come ciliegina sulla torta, un finale tanto enigmatico quanto intrigante.

Cosa aspettate? Forza: correte.