giovedì 30 giugno 2016

Recensione: ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS, di Agatha Christie

Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Autrice: Agatha Christie
Genere: Romanzo giallo
TramaA bordo di un vagone di prima classe partito da Istanbul e diretto a Calais, Poirot è costretto suo malgrado a occuparsi di un delitto. Mentre il treno è bloccato dalla neve, infatti, qualcuno pugnala a morte un ricco americano, il signor Ratchett. L'assassino non può che essere uno dei viaggiatori, eppure nessuno sembra avere avuto un motivo per commettere il crimine. Leggendario treno delle spie e degli avventurieri internazionali, l'Orient Express assume - grazie a questa che è probabilmente la più celebre delle imprese di Poirot un posto importante nell'immaginario degli appassionati di letteratura poliziesca.


Prima di iniziare con questa recensione devo ammettere che lessi una sola raccolta di romanzi gialli: quelli di Conan Doyle, nella maxi-edizione Mammut della Newton "Tutto Sherlock Holmes". Ma parlo di anni e anni fa: facevo sì e no seconda media. Non avendo poi letto più nessun libro del genere ho preso in mano questo diciamo "con i guanti", in maniera un po' sospettosa. Ma ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
All'inizio il libro presenta una serie di personaggi descritti magari solo da un'azione, da una caratteristica che ce li stampa già nella mente. Senza dilungarsi in descrizioni inutili, isolando quella peculiarità, abbiamo già un personaggio
Hercule Poirot nel film omonimo del 1974,
interpretato da Albert Finney
Tutti questi sono sull'Orient Express, un treno che dall'Asia arriva fino all'estremo Occidente. Poirot si ritrova all'ultimo momento su questo perché richiamato a Londra, e facendo così manda in fumo i piani di qualcuno.
Il treno rimane bloccato da una bufera di neve e, proprio quando è fermo in mezzo al nulla, qualcuno commette un omicidio. Sarebbe filato tutto liscio come l'olio se non fosse stata per la presenza sorprendente e improvvisa di Poirot, che prontamente accetta il caso quando l'amico Monsieur Bouc con un dottore casualmente a bordo gli rivela che è stato trovato un cadavere, pugnalato dodici volte, alcune violentemente altre meno, insieme ad alcune prove che confondono l'investigatore e gli altri. 
Dopo aver interrogato e analizzato profondamente tutti i dodici passeggeri, una possibile soluzione inizia ad affiorare alla mente, anche se perfino al lettore sembra improbabile...

Una delle cose che ho più apprezzato di questo romanzo è come riesca a sorprendere; certo, alla fine devo ammettere di aver alzato gli occhi al cielo qualche volta dopo l'ennesima e fantomatica deduzione, ma il più delle volte veniva spontaneo corrugare le sopracciglia e pensare: cavolo, è vero! Ma in fin dei conti se devo essere sincera Poirot mi è sembrato il più delle volte come il deus ex machina della situazione. 
Quanto allo stile della Christie non posso dire che non mi sia piaciuto, decisamente scorrevole e veloce; anche se devo dire che questo libro non fa decisamente per voi se non amate i dialoghi. Dopo paginate di dialoghi (che sono presenti, giustamente, per tutti gli interrogatori) ecco alcune pagine fitte fitte di possibili soluzioni e ragionamenti. Rimane comunque un romanzo ben strutturato, molto ordinato, e ad ogni tesi corrisponde un'antitesi, e anche se tutto sembra avere una risposta, ma quando si mettono insieme tutti i pezzi non si riesce ad arrivare ad una soluzione vera e propria fino alle ultime pagine dove Poirot espone i fatti. 

In conclusione, non mi è dispiaciuto, ma non lo rileggerei per la semplicità 
e la scontatezza nascosta sotto a fatti inizialmente interessanti. 
Tre su cinque.

mercoledì 29 giugno 2016

Recensione: LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA, di Tracy Chevalier


Titolo: La ragazza con l'orecchino di perla
Autrice: Tracy Chevalier
Genere: Narrativa - Romanzo storico/drammatico
Trama: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.


1664, Olanda. Il libro si apre con Griet, una semplice ragazza sedicenne, che in cucina cerca di organizzare gli ingredienti per fare una minestra. Piombano nella stanza due signori: il celebre pittore Vermeer e la moglie Catharina. Si tratta di Voci di un genere che raramente si udivano in casa nostra. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce. Dopo l'incidente del padre, un decoratore di piastrelle reso cieco, è costretta ad andare a lavorare presso questi cattolici per far sì che la sua famiglia abbia da mangiare
Griet si ritrova così in questa casetta con sei bambini, alcuni generosi e gentili con lei, come Maertge, altri a dir poco insopportabili, come Cornelia, che cercherà di rovinare la vita alla nuova arrivata in tutti i modi possibili. Griet deve cercare di non farsi odiare troppo dalla suocera, Maria Thins, con la quale fin da subito instaura un rapporto di rispettosa sottomissione. La suocera però sa che Griet non è una come le altre, e il fatto che lei verrà scelta dal padrone di casa come personale assistente lo confermerà. 
Il pittore Vermeer rimane per tutto il libro una figura oscura e misteriosa, che allo stesso tempo sembra sfuggirci e aprirsi a noi (Sorrideva, e quando sorrideva il suo viso era come una finestra spalancata). 
Lui è un uomo eccezionale [...] I suoi occhi valgono quanto una stanza colma d'oro, ma talvolta vede il mondo come lui vorrebbe che fosse, e non com'è. Non capisce quali conseguenze ha sugli altri questo suo idealismo. Pensa solo a se stesso e al suo lavoro, non a te. Quindi devi stare attenta. [...] Attenta a rimanere te stessa.
Queste sono le parole che descrivono la incerta e fragile relazione tra Griet e il pittore. La ragazza, divisa tra il figlio del macellaio (I capelli biondi, lunghi e tutti ricci, incorniciavano un viso che mi fece pensare alle albicocche), che desidera sposarsela al più presto, e il pittore, suo padrone e amore più grande. Non è un amore come gli altri: si tratta di un'attrazione insita di profonda ammirazione, che anche se è stretta tra le braccia di un altro uomo la fa pensare allo studio del suo padrone, al modo in cui lui la fissa, intensamente, per ore quasi senza rendersene conto. Per quanto si possa trovare una sorta di erotismo in tutto questo, non assume mai il significato che spesso gli viene attribuito da noi, rimanendo prima di tutto inespresso ma anche in una dimensione a noi completamente estranea. Ammirazione, sottomissione, amore, ma anche paura, mistero: sono le parole chiave del loro rapporto. 

Griet sa che l'attrazione che il suo padrone prova nei suoi confronti è solo perché non la vede come una persona vera, ma come un quadro, un ritratto, un'immagine che proprio come farebbe un classico, idealizza la sua figura. Vermeer rende Griet un'idea, un modello, un paradigma, di un mondo che ci sfugge e che non riusciamo a capire. Mi aspettavo un romanzo d'amore sofferto, ma c'è più di questo, l'amore sarebbe troppo banale, troppo scontato.

«Di che colore sono quelle nubi?»
«Beh, bianche, signore.»
Inarcò leggermente le sopracciglia. «Ne sei sicura?»
Le guardai di nuovo. «E grigie. Forse nevicherà.»
«Ma via, Griet, sforzati un po'. Pensa alle verdure di quella volta a casa tua.»
«Le verdure, signore?»
Scrollò leggermente la testa. Lo stavo scontentando di nuovo. Serrai le mascelle.
«Pensa a come avevi separato le verdure bianche, le rape e le cipolle. Sono dello stesso bianco?»
All'improvviso capii. «No, le rape hanno dentro un po' di verde, le cipolle un po' di giallo.»
«Proprio così. E adesso che colori vedi nelle nuvole?»
«Dentro c'è anche un po' di azzurro,» aggiunsi dopo averle osservate per qualche minuto. «E... di giallo. E c'è del verde, anche!» Mi entusiasmai a tal punto che le indicai col dito. Le nuvole le avevo guardate in tutta la mia vita, ma in quel momento ebbi l'impressione di vederle per la prima volta.

Sarà pure una servetta, ma è intelligente e ha qualcosa da insegnare perfino a Vermeer. È modesta, non pretende nulla da nessuno, lei si limita a stare al suo posto e non apre bocca neppure quando è vittima delle crudeli macchinazioni di Cornelia. Lei reprime tutti i suoi sentimenti: la rabbia, l'odio, l'amore e la paura. Una ragazza estremamente sfortunata, sottoposta a quotidiane prove di resistenza mentale, e ne esce sempre vincitrice. Sembra una debole ma in realtà di dimostra la più forte di tutte. È perspicace, un'attenta osservatrice. Vorrei avere altre parole per descrivere questo personaggio splendidamente strutturato, ma non riesco a trovarne, purtroppo.
Contemplai il dipinto ancora una volta, ma nel fissarlo così intensamente mi sembrò che qualcosa mi sfuggisse. Come quando si fissa una stella nel cielo notturno: se la guardi direttamente quasi non la vedi, mentre se la cogli con la coda dell'occhio appare molto più luminosa.
Lo stile dell'autrice è uno dei più eleganti e poetici che abbia mai avuto l'onore di leggere. Incanta fino dalle prime pagine: Portava il cappello calcato sui capelli, che erano rossi come i mattoni bagnati dalla pioggia. Il ritratto di Vermeer in una riga e mezzo. Sono certa che se avesse voluto dare un ritratto più nobile avrebbe detto che aveva la pella bianca come marmo appena esportato da una cava, ma già solo il mattone ci suggerisce evidentemente un'idea più frugale e non così nobile. Come poi si rivelerà essere la famigliola. L'autrice con poche righe, con poche pennellate, riesce a dipingere un'epoca, e senza dover ricorrere a scandagliare l'anima dei personaggi, sa far intendere al lettore qualsiasi concetto con tre frasi.
Quando ce ne andammo, non so cosa avrei dato per non tornare alla casa in cui avrei trovato Catharina e le bambine sulla panca. Avrei voluto andare a casa mia, entrare nella cucina di mia madre e porgerle il secchiello pieno di braciole. Erano mesi che non mangiavamo carne.
Nonostante tutta la poesia racchiuse in queste poche (230) pagine, posso dire di essermelo divorato, dal momento che si tratta di uno stile estremamente scorrevole. In meno di tre ore lo avevo già finito. Mi ha lasciato disorientata, sconvolta, ma alla fine, pensando ad un eventuale finale alternativo, oppure a come sarebbe finita se... Ma siamo realisti. Il libro è perfetto così com'è. Non sarebbe dovuto essere più lungo, nè tanto mano più corto, non potrei mai desiderare più descrizioni o più dialoghi perché è perfettamente compiuto
Cinque su cinque. Uno dei libri più belli che abbia mai letto.
Posso sentire ancora addosso a me quei colori:
l'azzurro e il giallo, legati dalla brillantezza
di quella perla così rischiosa.

lunedì 20 giugno 2016

Recensione: PROIBITO, di Tabitha Suzuma

Ciao a tutti! Oggi vi propongo un libro che ho letto tutto d'un fiato... e devo ammettere che, cavolo, questa sì che è una recensione difficile da scrivere. 

Titolo: Proibito
Autrice: Tabitha Suzuma

Genere: Narrativa/Romantico/Angst
TramaFuori, nel mondo, Lochan non si è mai sentito a suo agio. Gli altri sono tutti estranei, alieni... Solo a casa riesce a essere se stesso. Maya ha sedici anni, è una ragazza sensibile, delicata e molto più matura di quello che la sua età richiederebbe. Lochan e Maya sono fratelli, e hanno altri tre fratellini da accudire: Kit, Tiffin e Willa sono la loro ragione di vita e la loro preoccupazione più grande, da quando il padre li ha abbandonati per una nuova famiglia e la madre ha iniziato a bere, si è trovata un altro uomo e a casa non c'è mai. I giorni passano e solo una cosa ha senso: essere vicini, insieme, legati, forti contro tutto e tutti. Per Maya, Lochan è il migliore amico. Per Lochan, Maya è l'unica confidente. Finché la complicità li trascina in un vortice di sentimenti, verso l'irreparabile. Qualcosa di terribile e meraviglioso allo stesso tempo, inaspettato ma in qualche modo anche così naturale. Qualcosa che, ancor prima di iniziare, è già condannato.

Lochan, un brillante ragazzo quasi diciottenne, si ritrova insieme alla sorella Maya, poco più piccola di lui tanto da sembrare quasi una gemella, a dover accudire i loro tre fratelli più piccoli. Questo perché il padre, che si era ripromesso di farsi sentire, se n'è ormai andato per sempre e la madre gradualmente si distacca da loro correndo a braccia aperte verso l'alcol e al nuovo fidanzato che la fa sentire tanto giovane. 
I due fratelli maggiori sono sfiniti dalla loro routine estenuante: devono badare ai fratellini, pulire, cucinare e studiare. Lochan è alla fine del liceo e gli esami finali si avvicinano sempre di più.
Tutto questo stress, tra scuola e fratelli ribelli che tornano alle due di notte completamente fatti, e l'ansia che riversano i prof su Lochan, spronandolo a parlare davanti alla classe, lo spingono sul bordo di un dirupo. E lui si lascia cadere.
Maya si sente completamente sola. Se Lochan ha la mente totalmente occupata dalla sua famiglia, Maya si nasconde dietro ad un velo di felicità anche se è smarrita e ha bisogno di affetto.
I due si ritrovano ed è come se non fossero mai stati fratelli ma sempre e solo migliori amici, gli unici in grado di comprendersi a vicenda e di dare l'uno all'altra e viceversa proprio ciò di cui hanno bisogno.

È in questo modo che molto lentamente cadono in questa voragine incestuosa, diventando gelosi e iniziando a considerarsi a vicenda come gli unici punti di riferimento per riuscire a vivere e andare avanti. Lei senza di lui non riesce a vivere, lui senza di lei è tormentato tanto da incolparsi per la loro aurorale relazione.
È così che nei momenti più disperati iniziano i primi baci, le prime carezze alle quali non si riesce a porre un freno
Ma i due sono perfettamente coscienti dell'illegalità delle loro azioni, e si ripromettono di iniziare da capo le loro vite, a prendere le distanze e fare finta che tra di loro non stia succedendo nulla; ma non ci riescono, sono ormai immersi in questa situazione che li strazia nel profondo.
E proprio quando forse hanno trovato la felicità, quando sembra che possano vivere il loro segreto, nel momento culminante del libro, ecco un incredibile colpo di scena, che tiene con il fiato in sospeso fino all'ultima pagina.


I personaggi, cavolo, i personaggi. Sono tutti, tutti, perfino la sorellina di pochi anni, perfettamente strutturati. Ognuno è diverso dagli altri, ognuno ha il giusto spazio, non sopprime gli altri e allo stesso tempo non è oscurato dalla loro ombra. 
È scritto in maniera incantevole. La narrazione scorre velocemente, le descrizioni sono brevi ma estremamente mirate, l'autrice con il più piccolo dettaglio riesce a creare un'idea a tutto tondo
Lochan, con le sue azioni, si descrive da sè. Maya, con i suoi dialoghi, dice più di ciò che si potrebbe dire su di lei. Perfino le insegnanti di Lochan, per quanto compaiano, sono caratterizzate in tutto e per tutto.

Capisco che per alcuni (per esempio io non ho un fratello, e quindi potrebbe essere un fattore influente) potrebbe essere scioccante e veramente disgustoso, soprattutto per le descrizioni piuttosto esplicite di alcune scene, come d'altra parte dovrebbe essere perché tratta di un amore incestuoso, illegale sia per legge sia per moralità; ma il libro è così bello proprio per una serie di momenti narrati con una maestria che poche altre volte ho incontrato, con dimostrazioni di uno stile altissimo, a dir poco ineguagliabili.
È un libro pieno di speranza, che tratta di un argomento più che delicato facendo capire quanto ogni amore possa essere a suo modo sconfinato, un libro che dimostra quanto anche la vita quotidiana possa coinvolgere così tanto un lettore. Un libro che ti lascia senza fiato ma con tante, tante, lacrime.

Cinque su cinque. Ineguagliabile. 

lunedì 13 giugno 2016

Breve recensione: LO STRANO CASO DEL DR. JEKYLL E MR. HYDE, di R. L. Stevenson

Buongiorno a tutti! Dato che le vacanze sono appena iniziate e devo ancora abituarmi bene alla nullafacenza, ho deciso di iniziare con un libretto piccolo piccolo che ho da quattro anni e che nonostante la lunghezza mi ero ripromessa di leggere al più presto...


Titolo: Lo strano caso del Dr. Jekylle e Mr. Hyde
Autore: R. L. Stevenson
Genere: Horror
TramaNella notte di Londra, un uomo calpesta volutamente una bambina, non curandosi delle sue grida. Rincorso da un passante, il demoniaco signor Hyde accetta di risarcirla con del denaro: ma l'assegno che produce ha la firma del distinto Jekyll, un medico stimato da molti. È l'inizio della caduta di Jekyll in un vortice di stranezze: si isola, pare tormentato da angosce violente, e soprattutto fornisce a Hyde - che ispira orrore istintivo, e che è accusato di delitti ripugnanti - non solo denaro, ma anche protezione in casa sua. Quale oscuro patto può unire due personalità tanto diverse? Ambientata in una Londra allucinata e circospetta (nel 1886, quando il romanzo fu pubblicato, in città era attivo Jack lo Squartatore), questa fantasia nera di Stevenson ha dato corpo all'idea della doppia personalità. E nel condurre il lettore in una trama che ha il ritmo del romanzo giallo e la tensione dell'horror, porta a galla verità che non appartengono solo allo sventurato, ambizioso Jekyll, ma che parlano ai lati oscuri di ognuno di noi.

La storia la conosciamo tutti, purtroppo aggiungerei: infatti il romanzetto va costruendosi man mano che si procede. Se uno non conosce la storia il mistero di questo essere "spaventoso" rimane irrisolto fino alle ultime pagine. Se invece, come me, sfortunatamente si conosce già la storia, c'è ben poco che tiene alta l'attenzione durante la lettura. 
Tutto gira attorno ad una serie di eventi, che si trasformano man mano che si procede in dubbiose coincidenze (e se posso permettermi, in squallide deduzioni). 
Mr. Hyde è un omuncolo, brutto e tarchiato, basso e dall'aria maligna, guardato con sospetto da tutti. Egli non ha pietà per nessuno, bambini o anziani. Questo fantomatico personaggio su cui tutti si scervellano non è descritto in maniera poi così approfondita, anzi l'autore tende sempre a ripetere gli stessi aspetti: il più frequente è quello della sensazione di viscidume che si percepisce insieme a quella del gelo che scende giù per la spina dorsale. Mi aspettavo una creatura molto più mostruosa, decisamente più terribile e spaventosa. 
Quanto agli altri personaggi, li ho trovati uno più piatto dell'altro, Dr. Jekyll compreso
Lo stile dell'autore è scorrevolissimo, certo, ma povero come tutte le sue figure. 
L'unico passaggio che potrei salvare è l'ultimo capitolo ("Completa spiegazione del caso scritta da Henry Jekyll"), un po' incasinata ma non del tutto da buttare. Si percepisce, leggendo, una vera a propria spinta emotiva da parte del sensibile dottore.
Nel complesso, però, non posso dire che il libro mi sia piaciuto, nè tanto meno che mi abbia fatto paura.
Una stella su cinque.



sabato 11 giugno 2016

Spiegazioni e cambiamenti

Ciao a tutti!
È passato un po' di tempo dall'ultima volta in cui ho scritto qui, ma un bel po'. Due mesi, insomma. In questi due mesi ho avuto sì e no il tempo di leggere un libro (Il professore, di Charlotte Bronte) perché la scuola mi stava letteralmente mangiando viva. 
Inoltre, dopo essermi auto-fregata (accidenti a me!) mi sono dovuta leggere tutta la raccolta di scritti sul pensiero medievale di Umberto Eco. Non una passeggiata, insomma.
Sarò ripetitiva, ma quest'anno la scuola è stato veramente un parto. Non sono riuscita a fare praticamente nulla se non studiare, studiare, studiare
Ora che dovrei essere felice perché yeeeee c'è l'estateeeee non lo sono perché so che questi tre mesi passeranno in men che non si dica. 
E come se non bastasse ho molti libri da leggere per scuola, non che mi dispiaccia, anzi, ma tra questi deve essercene almeno uno o di Tolstoj o Dostoevskij, e so già che mi porteranno via settimane.
Comunque come forse avete notato ho anche cambiato grafica dato che quella di prima anche se non mi dispiaceva non potevo dire che mi piacesse al cento per cento. È un periodo di grandi cambiamenti: inizierò a lavorare (grazie a Renzi, che tesoro), mi taglierò i capelli (ebbene sì perché ormai mi arrivano sotto al sedere e ci metto praticamene mezz'ora ogni sera per asciugarli) e forse dovrò fare dei lavori in casa. In poche parole, no, non mi sento pronta, ma sto cercando di fare un passo alla volta. Mi sento come sradicata dalla mia - per quanto faccia ridere come aggettivo, faticosa - routine, e la cosa mi ha destabilizzato davvero moltissimo. Ora dico così ma sono sicura che tra due settimane sarò immensamente grata per questa fin troppo breve pausa. Almeno c'è da dire che (per ora) non fa nemmeno troppo caldo. 



Spero solo di riuscire a leggere - e quindi pubblicare - più spesso quest'estate; scusate se è venuto fuori un post tristissimo e malinconico, non era assolutamente mia intenzione!

A presto, Sara ♥