sabato 9 aprile 2016

Recensione: OUTLANDER - La Straniera, di Diana Gabaldon

Buongiorno a tutti! Ve l'avevo promessa, e quindi eccomi qui a proporvi la mia recensione per il libro "Outlander - La straniera" di Diana Gabadon. Prendete i pop-corn perché ne avremo per un po'.

Titolo: Outlander, La Straniera
Autrice: Diana Gabaldon
Genere: Romanzo storico
Pagine: 836
TramaL'anno è il 1945. Claire Randall, un'infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi. Durante una passeggiata, la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano da quelle parti. All'improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan... nell'anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire viene coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore. L'incontro con il giovane e affascinante cavaliere scozzese James Fraser la costringe a una scelta radicale tra due uomini e due vite, in epoche così diverse tra loro.

Ho preso questo libro perché in America ha avuto un boom pazzesco, soprattutto per la serie tv con degli attori (SAM HEUGHAN asdfghjkl) molto bravi, anche se cerco sempre di ricordarmi che il libro è uscito nel 1991. Fatto sta che non vedevo l'ora di leggerlo.
L'ho tenuto lì per un po', spaventata da due cose: primo, e se non mi fosse piaciuto?, secondo: per la lunghezza. Nonostante credevo con tutta me stessa che sarebbe stato uno dei libri più belli di sempre, la lunghezza mi ha un po' intimidito.
Comunque l'ho iniziato e fin da subito, ma proprio dalle prime pagine, ho capito che questo libro si sarebbe rivelato uno dei peggiori di sempre.

Ma prima di iniziare con gli insulti, volevo dirvi di cosa parla questo fantomatico romanzo. Claire, una dottoressa da campo militare, e il marito, un certo Signor Randall, si stanno prendendo una pausa nelle Highlands prima di trasferirsi. Lui è guarda caso un grande appassionato di storia, che proprio un paio di giorni prima dell'avvenimento fondamentale per la storia, lui scopre che discende da un certo Capitano Randall, di cui la nostra protagonista di ricorderà molto bene. 
Un giorno Claire va in un certo posto magico, Craigh Na Dun, una sorta di Stonehenge, con un signore che le mostra posti in cui crescono i fiori e le erbe più rare. Lei rimane colpita da una piantina lì vicino e dopo un avvenimento particolare (c'è un temporale e suo marito torna a casa dicendole di aver visto una strana ombra "immune" ai venti impetuosi, come un fantasma), hanno un breve battibecco e poi, guarda un po', fanno l'amore (parlerò di questo dopo). Lei però ha in testa quella cavolo di piantina, così torna a Craigh Na Dun, dove vede uno strano rito e (rullo di tamburi), sente "un ronzio" e BUM! È nel XVIII secolo
Qui incontra per primo, guarda caso, il Capitano Randall, tremendamente simile a suo marito, che cerca di abusare di lei. Poi però la incontrano altri soldati, che cercano di fare la stessa cosa. E all'improvviso una compagnia di uomini è intorno a lei e non si fanno praticamente domande sulla sua vera identità. Lei subito diventa il medico del Clan, e se la portano dietro come se niente fosse. 

Da qui inizia una serie di avventure veramente squallide che dimostrano quanto il personaggio di Claire sia insulso. È la protagonista più stupida, testarda e inutile che sia mai stata creata. Non fa altro che creare guai, è buona solamente come medico (ma manco in quello tra poco). Si adatta all'epoca come se fosse nulla, e i riferimenti storici sono veramente pochi, scarsi e vaghi. Non ho capito bene se faccia la finta tonta o se lo sia davvero. Tutti sono nei casini fino al collo per colpa sua e invece che starsene buona e ascoltare un attimo gli altri se ne frega e ne combina ancora di più. Con questo non sto dicendo che non debba fare niente, ma dato che è un'adulta potrebbe anche sforzarsi di far muovere un po' gli ingranaggi. Claire fugge quando le dicono di restare ferma, fa scomodare tutti quanti senza ringraziare quelli che le salvano in continuazione il cul@ e anzi dà la colpa a quelli che l'hanno soccorsa. Lei non fa mai nulla, aspetta che gli altri lo facciano al suo posto. Uccide persone senza avere rimorsi, o almeno è questa l'impressione che abbiamo dato che non ci sono descrizioni del suo animo dopo momenti del genere. Niente di niente.

I personaggi sono praticamente tutti uguali e sono presenti lunghissime parentesi sulle storie personali di questi, a partire dagli insegnamenti dei genitori fino a tutte le botte che si prendevano. A dir poco inutili. Questo libro è l'esempio lampante di banalità//pomposità. I personaggi sono o completamente piatti o del tutto esagerati. O inutili o estremamente malvagi e pazzi. 

Il Capitano Randall, il cattivo improvvisato della storia è uno dei personaggi più esagerati di cui io abbia mai letto. Come se per essere malvagia una persona avesse bisogno di essere disgraziata e "particolare". Come si suol dire "ce le ha tutte", ma nel vero senso della parola. 


Jamie è il protagonista maschile, che avrà uno strettissimo rapporto con Claire (ma di cui non posso dirvi nulla perchè altrimenti sarebbe un bello spoiler anche se ad essere sincera penso che si sia già capito dato che io dopo tre pagine dal loro incontro avevo già capito tutto). Lui racconta le storie più lunghe (e più noiose); a quanto pare per l'autrice è più importante descrivere quanto sia bravo a letto e quante ne prendeva dal padre piuttosto che il suo vero carattere. Guarda caso, è bellissimo, allenatissimo, intelligentissimo, il più abile a combattere [non posso non mettere una frase che mi sono segnata, attenzione: "Combattere me lo fa venie terribilmente duro, dopo"], ma anche tenero e -addirittura- vergine, anche se guarda un po' dopo una volta sola è un sorta di esperto e i due protagonisti continuano a farlo come se non esistesse nessun altro, in ogni momento. Quando si dice "sembra uscito da un libro". Vorrei citare a questo proposito, un momento in cui lo stanno allegramente facendo in una radura, e all'improvviso si accorgono di essere circondati da tre uomini che vogliono derubarli. Non sapevo se ridere o piangere. 

Quanto a questo aspetto, avrei due o tre cose da ridire. C'è un sacco di sesso, in questo libro. Ma non quello descritto bene, che fa anche piacere, per carità; no, quello descritto male. In alcuni punti è come se l'autrice non volesse dire ad alta voce ciò che sta succedendo e quindi usa delle parole strane o sottointende tutto, il che fa risultare le scene penose e a volte veramente incomprensibili. 
Ogni volta c'è lo stesso schema che si ripete. So che il sesso è sesso e non è che cambia più di tanto, ma leggere più descrizioni su quello che su tutto il resto mi scoccia veramente.
Ci sono talmente tante scene del genere che ad un certo punto ho iniziato a saltarle completamente. Queste sono veramente inutili, a differenza delle descrizioni dei luoghi, dei costumi e dei caratteri delle persone, che a quanto pare lei reputa non necessarie.


Ero particolarmente interessata al suo viaggio da presente a passato, curiosa di vedere come l'autrice avrebbe reso questo cambiamento drastico. Macchè. Claire fa giusto una o due osservazioni (su 836 pagine) di come "oh, giusto, non c'è l'elettricità", e dopo un settimana è già abituata come se nulla fosse, tanto da perdere il conto dei giorni. Si adegua subito alle usanze e ai costumi, ignorando le sue origini inglesi per assumere ben presto quelle scozzesi. Per non parlare dei tentativi dell'autrice di escogitare piani di fuga (mezza pagina al massimo) o scuse per le origini Claire che una volta dice una cosa e un'altra cambia completamente.

Inoltre, il libro è veramente enigmatico. C'è un capitolo in particolare ("Il cavallo d'acqua") dove Claire si reca alla riva per prendere un po' d'acqua e vede questa creatura magica emergere dall'acqua come aveva sentito accadere in una leggenda. Sapremo di più su questa creatura? No, assolutamente. Non verrà spiegato nulla, anzi lei poi ne parlerà (ma per qualcosa come tre righe) come una cosa normalissima. Ci sono alcuni colpi di scena (tra cui uno che mi ha veramente colpito) in cui accadono cose che però non vengono spiegate o chiarite, rovinando quello che sarebbe potuto risultare anche carino. Un esempio è quello che ho già citato del misterioso fantasma nella tempesta. Chi è? Da dove viene? 

Non solo questo, ma ci sono delle scene disgustose (prima di giudicarmi, aspettate) e completamente inutili. Comprendo verso la fine, quando accadono brutalità inaudite, descritte sempre in maniera indecente e sviluppate male, ma per esempio (e direi che non è spoiler) è descritta nei minimi dettagli una scena in cui lei fa partorire una giumenta. Inoltre, dopo pagine di descrizioni veramente rivoltanti lei se ne esce con un "Oh, tutto qui?". O quando si concentra su un ragazzino inchiodato alla gogna per l'orecchio. Come ho già detto, non solo disgustoso ma anche inutile. Vano tentativo di descrivere gli usi di una civiltà superstiziosa al massimo. Pagine e pagine dedicate a scene di sesso e eventi che non meriterebbero (a parer mio) più di un capitolo e poche su queste cose. Prende un avvenimento e lo esagera in maniera incredibile, sorvolando come se nulla fosse su aspetti come la superstizione e gli usi e i costumi dell'epica. Devo forse dirvi che lei, da un momento all'altro, solo perché lo ha visto fare ad un'altra donna, diventa una sorta di maga/indovina? Ah. 

Piccola parentesi sui vocaboli che non vorrei mai più sentire in vita mia per averli letti troppe volte questo libro. Sarebbe bello contare le volte in cui qualcuno dice AYE (che viene lasciato così, cosa che ho apprezzato. Significa sì/mh a seconda delle circostanze ma ci ho messo un po' a capirlo perché pensavo che significasse solamente sì) e SASSENACH (un modo dispregiativo per indicare una persona di nazionalità inglese). Inoltre sono presenti molte frasi in gallese, francese e inglese che non vengono tradotte in nota, cosa che mi ha mandato veramente in bestia.

In conclusione, posso dire senza ombra di dubbio che rientra nei dieci libri più brutti che abbia mai letto. Non posso dare un giudizio perché non se lo merita nemmeno.