venerdì 23 dicembre 2016

Recensione: THE PRINCESS SAVES HERSELF IN THIS ONE, di Amanda Lovelace (vincitrice per la categoria "Poesia" dei Goodreads Choice Awards)


Titolo: The princess saves herself in this one
Autrice: Amanda Lovelace
Lingua: Inglese




Ho recentemente visto che, su Goodreads, questa raccolta di brevi poesie ha vinto come migliore della categoria. Sono rimasta inizialmente sorpresa, dato che quando acquistai questo libretto ero un po' restia considerando la sobrietà dell'edizione ed inoltre le allora inesistenti recensioni a riguardo. Tuttavia dopo la lettura non sarei potuta essere più felice di averlo acquistato. 
Si tratta di una raccolta di poesie davvero, davvero brevi, in lingua inglese, estremamente semplici dal punto di vista della grammatica e del lessico, quindi senza dubbio accessibile a tutti.
Nella mia ignoranza, che forse è solo inesperienza, non avevo mai letto nulla del genere. Non è una semplice raccolta di poesiole, ma una sorta di biografia dell'autrice stessa, Amanda Lovelace, che si va a costruire man mano che la raccolta procede. Si legge infatti sul retro della copertina: the story of a princess / turned damsel / turned queen.

Presenta una visione nuova della vita, non come naturale e calmo susseguirsi di eventi più o meno tragici ma quasi come un'evoluzione continua: ogni giorno si aggiunge una pagina al grande libro della nostra vita, che non ha un limite, ma sono un inizio e una fine. L'utopia è quella di una vita spensierata nel senso letterale della parola, una vita che ognuno può scegliere per sè. 

ah, life - 
the thing
that happens
to us
while we're off
somewhere else
blowing on 
dandelions
& wishing
ourselves into
the pages of 
our favorite
fairy tales.

 Amanda ha avuto una vita sfortunata e non delle più felici. Nel libro partiamo immersi con lei nella tristezza, nella solitudine, nella violenza. Con poche parole, seppure spietate, l'autrice non solo tratteggia ma dipinge proprio attimi passati di una vita difficile nella quale dopo ogni caduta, anziché trovare terreno per rialzarsi si apriva davanti a lei una nuova voragine di disgrazie e difficoltà. 

there 
was never
enough alcohol
to keep my mother warm
in a house 
as cold as
 t  h  i  s 

- but you kept trying, didn't you?

Devo ammettere che ho trovato questa parte, veramente triste e, mi scuso per la parola, assolutamente deprimente, veramente difficile da mandare giù. L'incredibile sfortuna e la sofferenza interiore determinata da un'incredibile insicurezza della propria persona sono i concetti chiave di questa sezione.

Quando poi però sembra quasi nascere, o forse solo riemergere dalle tenebre, una nuova speranza, ecco che due morti terribili si susseguono a tormentare la povera Amanda senza sfumatura di umanità, lasciandola sola, smarrita e ancora giovanissima con l'unico sollievo della fine di una sofferenza che è durata troppo a lungo. 
Questa è senza ombra di dubbio la parte più intensa e carica di quel dolore che ora sembra essere stato appena appena accennato nelle precedenti poesie. Non riesco a trovare le parole per descrivere il dolore che ho come provato io stessa sulla mia pelle leggendo queste poche righe. Uno shock, a tutti gli effetti, che è riuscito a farmi girare il volto via dalla pagina dall'insostenibilità dei temi e del suo modo di scrivere, secco e per figure, e proprio per questo ancora più potente.

sister-
wherever
you are now, 
i hope there is 
a beach.

- starfish will always remind me of you.

 Il potere dell'autrice di scattare istantanee a momenti tragici e allo stesso tempo quasi magici dimostrano la sua flessibilità e controtendenza alla sclerotizzazione, lasciando trasparire il bagliore di un nuovo sole intorno al suo mondo: l'amore.
Ecco allora che un nuovo mondo scoppia in mille colori, a dimostrare come nonostante sofferenze inaudite e senza dubbio inizialmente insostenibili, ci sia qualcosa al mondo che dà una ragione per vivere. L'amore è una sorta di nuovo dolore gradito e facilmente accolto da lei. E dunque i toni cupi si tingono di nuove gamme felici, speranzose e tenere di sentimenti nuovi ma più che benvenuti. 

i
let myself
know
that my life
doesn't
have to be over
just because
theirs are
& i went
ahead
& painted
the sun
back into
my sky.

- i am allowed to live my life

Il libro infine culmina con una nuova presa di posizione, una vendetta sul proprio passato, un riappropriamento della sua stessa persona. L'ultima sezione di questa raccolta ("You") si presenta come un manifesto che ogni ragazza, ogni donna, anzi ogni essere umano dovrebbe leggere. È un invito all'amor proprio, ad una presa di coscienza: noi non siamo il nostro ruolo sociale, non siamo un aggettivo, non siamo quello che gli altri decidono per noi. Con frasi potenti che non si sarebbe mai e poi mai sognata di pronunciare anni prima, Amanda rivendica ciò che è davvero, invitando così a fare tutte.

repeat after me:
you owe
no one 
your 
forgiveness.

- except maybe yourself.

Mi sento infine, quindi, di consigliare questo libro a tutte le ragazze che, come è normale che sia, si sentono insicure e forse addirittura inutili in questo mondo apparentemente così spietato. Tutto sta a noi.
Sconsiglio invece questo libro a chi è infastidito dalla mancanza (non errata ma ricercata) di maiuscole, o a chi non gradisce brevi frasi sospese in un angolino di una pagina completamente bianca. Anche se sono cose che tollerate a vostro malgrado, fate un piccolo sforzo: ne varrà la pena.


Il mio giudizio finale:
Cinque su cinque. Imperdibile.

Traduzioni:
1. ah, la vita - quella cosa che ci succede quando siamo da qualche parte a soffiare sui denti di leone e a sognarci immersi nelle pagine delle nostre fiabe preferite.
2. non c'è mai stato abbastanza alcol per tenere al caldo mia madre in una casa fredda come questa. - ma continuasti a provarci, non è così?
3. sorella- ovunque tu sia ora, spero che ci sia una spiaggia - le stelle marine mi hanno sempre fatto pensare a te.
4. mi concedo di sapere che la mia vita non deve finire solo perché le loro lo sono e sono andata avanti e ho ridipinto il sole nel mio vecchio cielo. - ho il permesso di vivere la mia vita.
5ripeti dopo di me: non devi a nessuno il tuo perdono. - forse solo a te stessa.


venerdì 4 novembre 2016

Recensione: NIENTE, di Janne Teller

Titolo: Niente
Autrice: Janne Teller
Genere: Narrativa
Trama"Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa" dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là. Al sacrificio di un adorato criceto seguono un taglio di capelli, un certificato di adozione, la bara di un bambino, l'indice di una mano che suonava la chitarra come i Beatles. Richieste sempre più angosciose, rese vincolanti dalla legge del gruppo. È ancora la ricerca del senso della vita? O è una vendetta per aver dovuto sacrificare qualcosa a cui si teneva davvero? Abbandonati a se stessi, nella totale inesistenza degli adulti e delle loro leggi, gli adolescenti si trascinano a vicenda in un'escalation d'orrore. E quando i media si accorgono del caso, mettendo sottosopra la cittadina, il progetto precipita verso la sua fatale conclusione. Il romanzo mette in scena follia e fanatismo, perversione e fragilità, paura e speranza. Ma soprattutto sfida il lettore adulto a ritrovare in sé l'innocente crudeltà dell'adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità.

Il primo giorno di scuola un giovane adolescente della scuola media di Taering, piccola cittadine della Danimarca, decide che "Non c'è niente che abbia senso. È tanto tempo che lo so. Perché non vale la pena far niente. Lo vedo solo adesso", e così lascia la scuola. I compagni di classe, turbati, cercano di convincere Pierre Anthon a ricredersi, e tentano di farlo scendere dall'albero di susine su cui si è accampato. Ma con frasi nichiliste dai toni altisonanti, il ragazzino non si fa corrompere.
Allora i ragazzi, convinti che esista un significato, spesso nascosto in un semplice oggetto, addirittura un semplice paio di scarpe, decidono di allestire una "catasta del significato", alla quale ciascuno deve aggiungere qualcosa che ha un profondo ed insito significato. Ma la scelta non è volontaria: sono gli altri a decidere, a trovare l'oggetto più caro del povero indiziato. I primi sono i più fortunati: una canna da pesca, un paio di orecchini. Poi le cose si fanno più serie quando lo scopo del progetto iniziale si trasforma in una vendetta subdola, allora si aggiungono al mucchio trecce di capelli, criceti destinati ad una fine triste, certificati di adozione, bare di fratellini morti, crocifissi e indici che hanno rubato l'innocenza di ragazzine assetate di rivalsa.
Vediamo tutto questo tramite gli occhi della protagonista, che ha dovuto "solo" cedere un paio di sandali verdi. Anche se restia all'inizio, la furba Agnes capisce ed ingloba quel significato che cercavano così assiduamente all'inizio, proprio come tutti gli altri.
Ma quando gli spargimenti di sangue diventano esagerati, gli adulti, che fino a questo momento non avevano quasi avuto un ruolo, entrano in scena, ed il romanzo si contrae improvvisamente, cambiando strada: e ecco che dalla pace di un magazzino abbandonato iniziano a spuntare da ogni dove i giornalisti, che presto diffondono la terribile storia della "catasta del significato", che viene venduta ad un museo di arte. E quando Pierre Anthon si decide a visitare quel luogo così pieno di significato sembra come se il libro si piegasse su se stesso mentre i ragazzi ormai così convinti dell'esistenza di questo significato trascendente fanno degenerare all'ennesimo grado ciò che sembrava aleggiare sulle pagine fin dalle prime righe.

Nonostante la brevità del libro, non posso dire che non mi abbia lasciato un turbamento interiore tale da farmi rigirare nel letto la notte. Lo stile dell'autrice è quasi asettico, ma non per questo insignificante. L'andamento veloce e ben scandito del romanzo procede sempre allo stesso modo nonostante le azioni compiute dai personaggi siano sempre più crude e cruente. Questo forte contrasto evidentemente voluto, stride quindi con la narrazione, lasciando che nella mente del lettore si crei un'atmosfera sempre più cupa e densa di tensione
I temi sono estremamente delicati ma per quanto possa lecitamente sembrare un romanzo sconcertante ed inaccettabile, mi sento di consigliare questa lettura a tutti in quanto mostra aspetti insoliti ma pur sempre possibili. Ecco il potere della scrittura.




venerdì 28 ottobre 2016

☾ Spooky Books - Halloween Edition ☽

Come ogni volta dopo un'assenza così prolungata non posso fare altro che scusarmi, e non è la solita formuletta di circostanza, ma sono scuse, lo assicuro, sincere e sentite. Non spreco manco più caratteri per dire che è la scuola che mi impedisce di leggere, ma l'ho scritto talmente tante volte che forse siete abituati.
Spero vivamente che queste misere righe non sembrino un'aggiunta alla mia brutta figura, e non avrei mai voluto eventualmente mancarvi di rispetto. Detto questo, per quanto siano solo lettere virtuali, vi assicuro che ho provato a leggere, più volte, diversi libri, temendo che fosse il libro a non prendermi, ma non è servito a nulla. Ho lasciato in sospeso ben due libri , ma non da qualche settimana, proprio dai primi di settembre. 
Ma ora c'è un miracoloso ponte e spero di riuscire a trovare qualche oretta per leggere (perché giustamente al rientro subito quattro verifiche di benvenuto! yay!). 

In ogni caso, scuola a parte, è quel periodo stupendo dell'anno in cui le foglie diventano rosse e cadono, in cui non si sente il bisogno di scuoiarsi dal caldo al pomeriggio, in cui uscire al mattino con una sciarpa fa piacere, ma soprattutto è quel periodo in cui spuntano da ogni dove zucche, scheletri e maschere spaventose, e mi sembra giusto, proprio come ho fatto l'anno scorso, presentarvi qualche libro un po' pauroso da leggere in questi giorni da brividi.

☾ Cuore di tenebra, di Joseph Conrad ☽
Marlow, uomo di mare, si avventura nelle viscere dell'Africa, incontrando solamente altri bianchi dal ruolo assolutamente inutile, assetati di avorio. Gli indigeni sono trattati come animali, sfruttati e poi abbandonati alla morte. Ciò di più spaventoso in questo libro è il personaggio di Kurtz, uomo che è diventato una vera e propria divinità per gli aborigeni che lo servono come se fosse il loro padrone. Le dinamiche oscure, i fini spietati di Kurtz, la crudezza degli eventi circondano il libro con un'aura spaventosa e terrificante. 

Ho dovuto leggere il breve racconto quest'estate, per scuola, e anche se personalmente non mi è piaciuto non posso assolutamente negare "l'orrore" provato pagina per pagina, mentre ci si avvicinava al punto più interno dell'Africa, che allo stesso tempo è anche quello più vicino ad urtare la sensibilità del lettore.

 ☾ Il corvo, di Edgar Allan Poe 
Che dire su una delle poesie più celebri di sempre: Poe sa misurarsi con la paura tanto nella narrativa quanto nella poesia. Si tratta di un componimento brevissimo, reperibile online, che ad una prima lettura potrebbe apparire confuso per quanto riesca a comunicare in ogni caso un messaggio intriso di ansia e attesa per qualcosa di terribile che sappiamo che arriverà. Consiglio dopo la lettura di cercare qualche approfondimento sulla rete, per riuscire a comprendere ciò che forse ad una prima lettura non era stato ben inteso.


☾ Monsters, di Emerald Fennell [ENG]☽ 
Una spiaggia stupenda, un cielo sereno il sole che brilla, la felicità che pervade l'animo dei bambini in vacanza... E dei cadaveri. Un romanzo breve dai tratti apparentemente infantili che però riesce a far venire piccoli brividi anche ad un adulto.

☾ Il signore delle mosche, di William Golding 
Lettura recentissima, ma altrettanto spaventosa. Un incidente aereo costringe un gruppo abbastanza consistente di bambini su un'isola: chi procurerà il cibo? Chi si prenderà cura dei più piccoli? Ma soprattutto: chi reggerà il potere? Qualcuno cercherà di impadronirsene? Sembra incredibile ciò che dei "semplici" bambini riescono a fare. Ma in realtà non è altro che la loro indole. Golding stupisce proprio perché non fa compiere ai suoi ragazzi delle azioni scioccanti, è la loro natura che li porta a fare ciò. Inoltre lo stile del romanzo è molto scorrevole, quindi si legge assolutamente senza problemi.

☾ Il condominio, di J. G. Ballard 
Uno dei libri più strani e cupi che abbia mai letto. L'autore mette in chiaro fin dalle prime pagine ciò: il romanzo di apre con il dottor Laing che mangia il proprio cane. Un condominio apparentemente perfetto si trasforma in una piramide gerarchica in cui chi sta in cima calpesta quelli sotto di loro, che cercano di pugnalare i loro piedi. Un po' pesante a causa dello stile fitto con pochi dialoghi, il racconto procede lentamente, andando con calma verso una conclusione catastrofica. Consiglio calorosamente il film tratto dal libro (High-Rise), con uno straordinario Luke Evans.

☾ Death or ice cream?, di Gareth P. Jones [ENG] 
Cambiando totalmente genere ecco che chiudo questa breve lista con un libretto (questo veramente) simpatico, intriso di colpi di scena buffi e dark humor. Una serie di storie che si incastrano rivelano i misteri dietro ai quali si celano personaggi impensabili. Lettura velocissima, consigliato a tutti, soprattutto a chi vuole farsi una sana risata!




Spero che i miei consigli possano essere in un qualche modo utili! E voi quali libri consigliate per un Halloween con i fiocchi? Rimarrete a casa con un buon libro o andrete a fare dolcetto o scherzetto? Fatemelo sapere! A presto, Sara ♥

lunedì 5 settembre 2016

Nuova grafica! Tema: Il Signore degli Anelli

Ciao a tutti! Purtroppo in questo periodo prima dell'inizio della scuola sono un po' impegnata tra ripassi e letture (Dostoevskij mi sta praticamente uccidendo), ma ecco, volevo fare qualcosina per il blog. 
Volevo dunque solamente avvisarvi di questo piccolo grande cambiamento: la nuova grafica! Sta arrivando l'autunno (grazie a Dio, aggiungerei), e quindi ho deciso di fare qualcosina adatto a questa stupenda stagione. 
Ultimamente sono super-ossessionata dal mondo di Tolkien, e ho pensato che non sarebbe stata un'idea poi così maligna fare qualcosa a tema Hobbit/Signore degli Anelli
Che ne pensate? Potrebbe andare? Vi piace?
A presto, Sara

martedì 23 agosto 2016

Recensione: IO PRIMA DI TE, di Jojo Moyes

Titolo: Io prima di Te
Autrice: Jojo Moyes
Genere: Romantico, drammatico
TramaA ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un'esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l'altro per sempre. "Io prima di te" è la storia di un incontro. L'incontro fra una ragazza che ha scelto di vivere in un mondo piccolo, sicuro, senza sorprese e senza rischi, e un uomo che ha conosciuto il successo, la ricchezza e la felicità, e all'improvviso li ha visti dissolversi, ritrovandosi inchiodato su una sedia a rotelle. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l'una all'altra a mettersi in gioco.

Spesso si può capire quanto un libro sia bello già dalle prime pagine. È quello che mi è successo con Io prima di Te
Già da subito sono rimasta particolarmente colpita dallo stile dell'autrice, estremamente scorrevole, ma allo stesso tempo profondo e in grado di far conoscere un personaggio in un paio di righe. Uno stile perfetto per la triste storia di Will, che passa ad essere un amante dell'avventura, affascinante e pronto a conquistare il mondo, a tetraplegico costretto per anni su una sedia e rotelle, in grado di muovere abilmente solamente il capo. Non si tratta di uno stile drammatico, che sottolinea la tristezza degli eventi con tormentata tragicità. Allo stesso tempo, però, non tralascia neanche tutte le sofferenze a cui è costretto Will, che ha tentato diverse volte il suicidio, nonostante le sue condizioni, e che non ha più voglia di fare nulla, neppure di vivere. Nella sua vita cupa e grigia, affollata dai suoi ricordi felici, in riva alla Senna a Parigi, sulle montagne dell'Asia, in un safari in Africa, irrompe all'improvviso Louisa, ventiseienne allegra e letteralmente coloratissima, storicamente fidanzata con un maniaco del fitness, il Maratoneta. Lou non ha grandi ambizioni, ha sempre vissuto nella piccola cittadina turistica, e quando viene licenziata all'improvviso dal suo amato lavoro da barista non sa cosa fare. Ama stare a contatto con le persone, e quanto gli viene proposto un colloquio per assistenza psicologica ad un disabile, teme perfino di dover eventualmente lavare il sedere a qualche vecchietto; in realtà non sa che sta per trovarsi davanti un sarcastico, depresso, quanto affascinante, Will. 
Inizialmente egli non ne vuole proprio sapere, rimane chiuso nel suo duro guscio di umorismo nero e toni da saccente, ma contro la sua volontà si vede ad aprirsi e a lasciarsi coinvolgere dall'allegria della nuova amica. Will, che non ha alcun controllo sulla sua vita, a partire dal cibo per arrivare ai movimenti, cerca disperatamente di allargare gli orizzonti di Lou, che si è auto-imprigionata nella sua cittadina, senza ambizioni scolastiche nè familiari. Louisa comprende che tutto quello che si sta lasciando scivolare via tra le mani, tutte quelle opportunità, non torneranno mai, ma è combattuta. I due infatti, passando insieme quasi tutte le giornate, si ritrovano a condividere degli stessi sentimenti, e ne saranno spaventati. Forse, non sapranno neppure come sopportarli. Non sapranno come usare la forza dell'amore per superare il destino.

Si tratta di un romanzo incredibile. Non so da dove iniziare. Come ho già accennato, lo stile è stupendo, ho letto quattrocento pagine in un pomeriggio, senza annoiarmi, ed era quasi come se lo stessi divorando. Uno stile leggero e quasi sbrigativo, che però focalizza tutte le sfaccettature della personalità dei diversi personaggi, analizzandoli meglio di una macchina. I personaggi si vedranno nella loro totalità solamente alla fine del libro, sviluppatasi con noi durante la lettura.
Louisa è un personaggio stupendo. Non ha mai preso in considerazione una vita vera, università, figli, un trasferimento, un tatuaggio, non finché Will l'ha spinta a farlo. Quasi costretta, oserei dire. E meno male. Quando Will si rivolge a lei, è come se in realtà stesse guardando noi, dritti in faccia, ammonendoci e suggerendoci di stare ben attenti a ciò che pensiamo sia scontato e ovvio. Per lui camminare normalmente era una cosa ovvia, una cosa alla quale non pensava neppure, e poi eccolo da un giorno all'altro incapace di muovere perfino le dita delle mani. Il libro è straordinario proprio per questo, perché offre spunti di riflessione su tutto questo, sulla salute, sull'importanza dell'istruzione, della vita.
Devo ammettere che il personaggio di Will mi ha completamente spiazzato. Come il finale del libro, per il resto. Non è un libro prevedibile, ad ogni secondo l'idea che si crea nella nostra mente cambia. Immaginavo, devo ammetterlo, uno stupido romanzetto su come il protagonista riuscisse a superare il suo handicap, sostenuto dall'amata. Invece no. Will è consapevole delle sue spiacevolissime condizioni, e nonostante tutto l'amore e tutto il bene che gli vogliano le persone che gli stanno vicine, sa cosa gli aspetta, e soprattutto quanto tempo ancora gli rimane. È un personaggio senza ombra di dubbio pessimista, che scarica tutta la sua infelicità sugli altri, che solitamente rimangono tramortiti dal suo pessimismo, tutti tranne Lou. Questi comportamenti però fanno anche riflettere, allo stesso tempo, sull'importanza della salute e su quanto certe persone siano fortunate ad essere sane.
Ci sono così tanti personaggi stupendi: Treena, la sorella di Lou, intelligentissima e odiatissima per questo; Nathan, l'assistente medico di Will; Camilla, la madre di Will, distrutta dalle sue decisioni e dal suo pessimismo. Ma ancora tutta la famiglia di Lou in generale, quella di Will, i vecchi e i nuovi amici. 
Ho particolarmente apprezzato alcuni capitoli, pochi, tre, se non sbaglio, in cui il punto di vista era diverso
L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso, è che ho trovato il libro scritto "meglio" nella prima parte, come se l'autrice nella seconda si sia lasciata andare un po'
Nonostante questo, si tratta in ogni caso di un libro stupefacente, che lascia con il fiato sospeso fino alla fine, che vi strapperà tante, tante lacrime. Può essere considerato un libro autoconclusivo, nonostante ci sia un seguito, ma non avrei voluto che finisse in un altro modo. Non avrei preferito un altro finale o una particolare svolta a metà libro. Nonostante il finale sia tanto strappalacrime e drammatico, il libro è perfetto così com'è, non cambierei assolutamente nulla.


Cinque meno meno, in realtà.

sabato 20 agosto 2016

Recensione: GENTE DI DUBLINO, di James Joyce

Titolo: Gente di Dublino
Autore: James Joyce
Genere: Raccolta di racconti
Trama: Scritti da James Joyce nel 1906, ma pubblicati soltanto nel 1914, perché ritenuti da molti editori troppo audaci, i quindici racconti che costituiscono il volume "Gente di Dublino" sono considerati tra i capolavori della letteratura del Novecento. I protagonisti sono abitanti della città di Dublino, che vengono raffigurati nella loro quotidianità, e il tema che unisce tutti i racconti è la "morte in vita". I personaggi descritti da Joyce sono infatti frustrati, destinati a fallire o rinunciatari e l'ambiente in cui si svolgono le vicende è sempre squallido e desolato. Alcune volte un'improvvisa illuminazione o una rivelazione rendono palesi ai personaggi le misere condizioni in cui versano, ma per loro è sempre impossibile uscirne, perché vittime di una "paralisi morale". Le storie possono essere suddivise in quattro sezioni, che rappresentano le diverse fasi della vita umana: l'infanzia (Le sorelle, Un incontro, Arabia), l'adolescenza (Eveline, Dopo la corsa, I due galanti, Pensione di famiglia), la maturità (Una piccola nube, Rivalsa, Polvere, Un caso pietoso), la vecchiaia (Il giorno dell'Edera, Una madre, La grazia), a cui fa seguito il celebre racconto "I morti". Fa da sfondo a tutte le storie una Dublino grigia e malinconica, che diventa l'emblema delle città occidentali del secolo scorso e della loro decadenza morale.

Dopo averlo trovato in un baule impolverato pieno di libri a casa di mia nonna, ho deciso di leggere questo capolavoro, finalmente. Ero piuttosto restia, lo devo ammettere: non avevo sentito molti pareri entusiasti su questi racconti, nè tanto meno sullo stile dell'autore. Ma mi sono tirata su le maniche e ho iniziato a leggere, con tanta buona volontà (e considerando che, alla fin fine, erano solo duecento pagine). 
La raccolta di racconti "Gente di Dublino" racchiude quindici diversi racconti sulla vita e sugli avvenimenti quotidiani, monotoni o meno, degli abitanti, appunto, di Dublino. Non ci sono due storie uguali: tutte descrivono fatti e avvenimenti effettivamente diversi, ma affrontano sempre gli stessi temi. Si passa da avventure di bambini annoiati a lutti disprezzati, da ladre d'amore a giovani impaurite. Nonostante all'apparenza, ripeto, siano tutte storie diverse, bizzarre, anzi addirittura in alcuni punti perfino comiche, i temi sono sempre gli stessi: la tristezza, la solitudine, l'incapacità di compiere azioni che sconvolgerebbero la loro vita. I personaggi sono tutti, come possiamo intuire subito, nel primo racconto ("Le sorelle"), in una specie di paralisi, parola che "aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e consapevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte". La superficie del calmo lago della vita quotidiana e monotona viene increspata da qualche avvenimento particolare: un funerale, un incontro per caso, un trafiletto di giornale, un plumcake scomparso, e questa tipica incapacità di agire e saper rispondere prontamente ad una certo avvenimento manda in subbuglio il personaggio che, a causa dell'inabilità nell'agire, si blocca ulteriormente, in un loop infinito! E se casomai uno dei personaggi riuscisse a rispondere, verrebbe poi comunque ricacciato al proprio posto, come se il destino avesse avuto in serbo per quella certa persona proprio un fatto destabilizzante, che prima o poi avrebbe dovuto fare effetto sul poverino (cfr. Rivalsa, dove perfino un'apparente vittoria nasconde un'amara sconfitta).
Il libro lascia dietro di sé un alone di tristezza e nostalgia, una strana nostalgia di qualcosa che forse non si è mai avuto. 
Inoltre, spesso Joyce usa diversi punti di vista, spesso è un narratore onnisciente, a volte segue le vicende a pari passo con noi, e sono presenti addirittura dei racconti narrati in prima persona (non me lo sarei mai aspettato, se devo essere sincera. In un romanzo sì, ma in un racconto proprio no).
Quanto ai racconti di per sé, essi non hanno una vera e propria trama, spesso i protagonisti non hanno neppure un obiettivo, ciò che ci narra Joyce è uno scorcio della loro vita, come se l'autore stesse facendo zapping su una televisione dove sono trasmesse le vite di tutti gli irlandesi. Non sa cosa gli capiterà, non c'è un criterio, si tratta di personaggi scelti apparentemente a caso, ma che come gli altri dimostrano le tristi caratteristiche che accomunano tutti. 
Relativamente allo stile, me me sono innamorata. L'autore non si lascia andare a divagazioni varie, è conciso, preciso. Uno stile molto scorrevole, che non permette all'autore di saltare neppure una parola. Proprio per questo, nonostante la brevità dei racconti, ho impiegato un pomeriggio intero a leggerlo. Ho apprezzato particolarmente la sua attenzione per i dettagli estremamente mirati e il fatto che il protagonista del racconto venga presentato o in maniera estremamente diretta, con un primo piano ben centrato, oppure tramite un'introduzione che non riguarda prettamente esso, ma come se l'autore/regista stesse zoomando lentamente sul personaggio partendo da un panorama ampio, in una sorta di tecnica cinematografica non fisica o visiva, bensì sotto forma di, concedetemelo, pettegolezzo
Passerò ora a commentare brevemente ogni racconto, dando un sintetico giudizio.

Le sorelle ☆ Un povero ragazzo subisce il lutto di un caro amico, un vecchio prete. Ho quasi odiato questo racconto; ero disperata: pensavo "e se ora il libro è tutto così?". Fortunatamente mi sono ricreduta. Non ho gradito i personaggi, le descrizioni (molto povere, come sempre) o in generale i dialoghi. Ritmo molto lento, narrazione sfuggevole.

Un incontro  Due bambini di alto rango, annoiati dalla scuola cattolica e forse già dalla vita in generale, decidono di fare una gita e si imbattono in un signore che li spaventa a morte parlando di violenza sugli indisciplinati. Mi è piaciuto molto questo racconto, diverso da tutti gli altri in quanto tratta di bambini e anziani, personaggi proprio agli antipodi. Proprio per questo ho molto apprezzato il racconto, intriso inutile dirlo, di una sensazione triste e secca nonostante la presenza dei bambini scalmanati. Un passaggio che vorrei condividere con voi, un pensiero che affiora nella mente di uno dei piccoli protagonisti quando il signore si perde nella memoria e parla delle sue morose:
Ebbi l'impressione che stesse ripetendo qualcosa che aveva imparato a memoria o che, magnetizzata da certe parole del proprio discorso, la sua mente continuasse a girare lenta nella stessa orbita. A volte parlava come se alludesse semplicemente a qualche fatto che tutti conoscevano, e a volte abbassava la voce e parlava misterioso, come se ci raccontasse qualcosa di segreto che non desiderava fosse udito da altri. Ripeteva le frasi più e più volte, variandole e accerchiandole con la voce monotona. 
Arabia ★ Uno dei racconti che mi sono piaciuti di più, senza dubbio. Il tenero protagonista sogna l'amore, è innamorato della vicina di casa, che gli parla di questo bazar, Arabia, dove lui corre rendendosi poi conto di essere solo una creatura trascinata e schernita dalla vanità. Fino all'ultimo ho sperato che finisse bene (almeno uno su quindici!), ma nulla da fare. Definirei particolarmente interessante e sorprendente il brusco capacitarsi del protagonista dell'illusione dell'amore. 

Eveline  Una giovane è divisa tra la famiglia da mantenere e l'amato che le promette una vita serena. Evvy, la protagonista, è uno degli esempi più evidenti dell'incapacità di prendere una decisione. Ella, a pochi metri da un futuro più luminoso è incapace di muoversi, mentre tutti i mari del mondo le si rovesciarono intorno al cuore. Molto breve ma comunque intenso. Ho sentito particolarmente vicina la protagonista per ragioni che non mi sento di condividere.

Dopo la corsa Non posso dare un giudizio a questo racconto poiché, come mi è capitato con un altro solamente, non sono riuscita a leggerlo. Ogni volta che ho tentato, mi perdevo, la storia non mi prendeva.

I due galanti ★ Un uomo, un Don Giovanni, convince la sua nuova morosa a rubare per dare a questo un pegno per un matrimonio che non saprebbe finanziare; l'amico, il suo parassita, li segue spiandoli e riflettendo sulla sua inutilità. Mi è piaciuto molto questo racconto, che in un certo senso ricalca la tradizione latina de "er vantone" (cfr. Pier Paolo Pasolini sul Miles gloriosus di Plauto) con il suo parassita, a differenza che anche se il fanfarone, che nascosto dietro ad una patina di gagliardia è in realtà un povero in canna, riesce a guadagnarci qualcosa, il suo parassita, non sembra avere prospettive di vita e cerca di aggrapparsi a quelle degli altri, scivolando miseramente. 

Pensione di famiglia ☆ Una ragazza si innamora sbadatamente di uno dei clienti della pensione gestita dalla severa madre, che deve dare il suo verdetto agli innamorati. La severa madre, personaggio interessante, capisce subito cosa sta succedendo alla figlia, e le due senza tanti giri di parole si chiariscono. Lei, triste, aspetta nella camera del forse futuro marito la decisione della madre. Il finale è aperto, e non penso di averlo compreso a pieno.

Una piccola nube ☆ Il protagonista incontra un vecchio amico, che gli parla dei diversi viaggi che ha fatto, suscitando in lui invidia; egli, appena arriva a casa prova a leggere delle poesie (sua passione nascosta) al figlio, provocando solamente un pianto. Questa storia mi ha profondamente turbato e lasciato più desolata rispetto alle altre, forse perché il povero padre quasi convinto e felice di questa nuova presa di posizione, dopo essere stato ispirato dall'amico, non riesce nella sua impresa, deludendo non solo se stesso ma forse anche gli altri.

Rivalsa ☆ Un impiegato stanco del suo lavoro è costretto ad andarsene dopo aver risposto male al suo capo, e si affoga nelle bevute, squattrinato. Non ho apprezzato molto questo racconto, e purtroppo non riesco a trovarne una ragione. Forse per quanto è squallido il protagonista, incapace di controllarsi, infantile e incosciente.

Polvere ★ Un altro dei miei racconti preferiti, forse il, parla della triste Maria, lavandaia nubile (condizione sociale sulla quale scherzano tutti) e già in età avanzata. Ella ha fatto da bambinaia ad un uomo che va a trovare comprando delle leccornie, ma all'arrivo si rende conto di essersi dimenticata un plumcake sul tram, e per tirarla su di morale viene invitata a giocare con la famigliola. In questo gioco la sorte le sembra avversa, e per cercare di risolvere ancora una volta la situazione viene invitata a cantare, intonando però strofe che non la riguardano del tutto (spasimanti inesistenti), ed il racconto si conclude con Joe, a cui è molto affezionata, che le rivolge uno sguardo colmo di lacrime per la sua povera ed immeritata condizione. Ho amato questo racconto. Triste, davvero davvero triste, ma allo stesso tempo estremamente dolce e innocente. La protagonista, Maria, suscita un misto di pietà e pena in noi, facendo sì che anche un personaggio apparentemente sfortunato risulti tenero e amorevole. 

Un caso pietoso ☆ Dopo aver interrotto i contatti con una dama sposata che si era spinta troppo in là, il protagonista anni dopo legge della sua tragica e spregevole morte su un trafiletto di giornale. Il protagonista, altezzoso, puntiglioso, "precisino", quando legge della morte della vecchia e cara amica, di cui si fidava così tanto da confessarle i pensieri più personali, non prova tristezza, ma disgusto per la donna, che lo aveva tanto rapito ai concerti culturali di musica, tanto che "cominciò a dubitare della realtà di quello che gli diceva la memoria"; una donna apparentemente così elegante che alla fine ha voluto degradarsi nei liquori, morendo in un modo tanto tragico quanto ridicolo. Il protagonista, dopo aver quasi odiato dentro di sé la donna, però si rende conto della sua condizione altrettanto infelice.

Il giorno dell'edera   Come per "Dopo la corsa", non posso dare un giudizio a questo racconto.

Una madre ☆ Una brava ragazza viene convinta dalla madre a dare il suo contributo al piano ad una serie di concerti, ma al madre, a dir poco agitatissima, si scatena contro l'organizzatore delle serate che si ostina a non volerla pagare. La protagonista del racconto, la madre irata, è una vera sagoma. Scatena un finimondo per la faccenda, risultando a tratti perfino ridicola, fuoriuscendo dallo standard di buona ed educata signora.

Grazia ☆ Degli amici cercano di riportare un ubriacone sulla retta vita tramite la religione. Uno dei racconti più intrisi di fede, che non ho apprezzato. Costituito quasi interamente da un unico, lungo, dialogo sulla religione, non mi ha colpito in particolar modo.

I morti ☆ Tra i diversi invitati ad una festa per il primo dell'anno troviamo Gabriel e la moglie, che affronteranno un momento di tenera e triste intimità alla fine del racconto. Si tratta dell'ultimo e più lungo racconto della raccolta, quasi interamente ambientato alla festa di due zie; dopo chiacchere, balli, valzer, risate e portate generose, il protagonista Gabriel fa uno splendido discorso alla tavolata, e infine si avvia verso un alloggio con la moglie, sentendo crescere dentro di sé una tenera eccitazione. Quando sta per scoppiare per la sensualità che scorge nei gesti della moglie, essa rompe l'incantesimo svelandogli che una canzone cantata alla festa gli aveva fatto venire in mente un suo innamorato, deceduto da giovane. Ho decisamente apprezzato il colto, gentile e allo stesso tempo scontroso, particolarissimo, personaggio di Gabriel, a dir poco tenero quanto ai sentimenti per l'amata moglie. La storia, nonostante la lunghezza, è molto scorrevole, e si leggono comunque con piacere i diversi dettagli effettivamente inutili allo sviluppo che emergono dalle conversazioni degli invitati. Il racconto termina con un'immagine triste ma profonda: 
La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell'universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.
Il mio giudizio complessivo per il libro è quattro e mezzo
su cinque (nonostante la media aritmetica dia poco più di tre). 

giovedì 18 agosto 2016

TAG - The Ruler of Books!

Buongiorno a tutti! Dopo secoli o quasi ho deciso di fare un tag! /Tono triste / Anche se nessuno mi ha taggato / Non l'ho visto circolare molto sulla blogosfera anche se personalmente ritengo che sia uno dei tag più belli che siano mai stati creati! La fantastica e adorata ideatrice di questo non potrebbe essere altro che la bravissima Ariel Bissett, che seguo assiduamente su YouTube, anzi, sono quasi convinta che siamo qualcosa come gemelle separate dalla nascita, e in effetti quando acquisto un libro che ha consigliato lei so già di andare sul sicuro
In pratica, il tag ci immagina futuri re e regine di un mondo libresco. E già qui avevo capito che sarebbe stato incredibilmente divertente. Quindi, le domande che mi pongo sono: se fossi la regina dei libri...

1/ Che libri farei leggere a tutti?
Non è un mistero, ma Lolita, di Vladimir Nabokov. Non perché (rispondendo a ciò che di solito mi chiedono quando lo dico) sono una pedofila o supporto la pedofilia (ma scherziamo), semplicemente perché è rimarrà sempre il libro migliore che abbia mai letto (e riletto, e riletto). Inoltre, sarebbe anche per far capire il potere della scrittura, di rendere consci di come certi autori possano raccontare una cosa sbagliata e abominevole come la pedofilia in una maniera talmente sublime ed elegante da lasciare senza fiato. 

2/ Che cosa abolirei dalla costituzione dei libri?
Le sovraccopertine. Preferisco di gran lunga i libri con la copertina flessibili a quelli con la copertina rigida, e questo soprattutto a causa delle sovraccopertine. Inoltre, le odio perché fondamentalmente servirebbero a proteggere il libro, che senza si rovina. Ma è impossibile manovrare le sovraccopertine, scivolano via o sbucano come funghi velenosi da una parte o dall'altra. Il problema è che è scientificamente provato che se qualcuno esce di casa con un libro con la sua sovraccoperta, ritorna a casa con quest'ultima distrutta e il libro che sembra mangiato dai topi. No, non mi diverto a portare in giro i miei libri trascinandoli a terra col guinzaglio, sono solo una persona normale

3/ A quale autore ordinerei di scriverti un libro?
Dopo averci pensato a lungo, ho scelto Tracy Chevalier, autrice "scoperta" da pochissimo, perché il suo modo di scrivere è così poetico e allo stesso tempo profondo e leggero che paragonerei il leggere i suoi libri all'essere sotto l'effetto di un incantesimo.

4/ Quale libro sposterei in cantina per fare spazio a nuovi libri?
Non so quale strana droga ci fosse nel mio latte questa mattina, ma più guardo il primo scaffale invaso dai libri di Cassandra Clare, più mi viene voglia di prendere tutte le serie degli Shadowhunters e spostarle per sistemare i miei nuovi libri. Non so perché, fino ad un anno fa impazzivo per i suoi personaggi, ma ora mi sembra una sorta di storia infinita. Per precisare la gravità della cosa: non ho neppure voluto acquistare La signora della Mezzanotte.

Da "Gli odorini migliori che esistono".
5/ Quale artista di copertine commissionerei per fare un murale?
Ho amato le copertine dell'edizione italiana della trilogia dell'Area X di Jeff Vandermeer (più di quelle originali, miracolo), quindi mi rivolgerei senza ombra di dubbio al talentuoso Lorenzo Ceccotti.

6/ Quale volto di un personaggio metterei su una moneta?
Scherzosamente, scelgo il Grande Fratello (è pur sempre un personaggio, no?) da 1984 di George Orwell. Si infiltrerà nelle nostre case, nelle nostre tasche, scivolerà tra le mani di noi inconsapevoli stolti, ci spierà di nascosto...

7/ Quale libro premierei al Premio "Ruler of Books" 2016?
AKA Un libro che secondo me merita un qualche premio. Spulciando tra i miei libri ne ho trovato uno letto l'anno scorso, di cui non avrei mai sentito parlare se non mi fosse stato assegnato come lettura estiva scolastica. È un librettino che lascia inizialmente sconvolti ed estraniati, con le sopracciglia corrugate e un broncio sul viso, come a dire "Cosa sto leggendo?". Sto parlando di Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi. Si tratta di un romanzo ambientato nella Lisbona del 1938, e la storia segue Pereira, un signore impacciato che incontra un ragazzo politicamente "dalla parte sbagliata" che ha bisogno di aiuto. Pereira, che prima si sognava di fare un passo in più del solito, finisce con l'agire in maniera stupefacente, e il suo sviluppo nel corso del libro è tanto sottile e apparentemente nascosto quanto evidente, come si può constatare dalla fine.



Il tag è finito, spero vi sia piaciuto! Mi farebbe assolutamente piacere sentire le vostre risposte, leggendo un vostro commento qui sotto oppure direttamente il vostro post (se fate anche voi il tag linkatemelo qui sotto che andrò sicuramente a darci un'occhiata)! Sono davvero curiosa! A presto,
Sara

martedì 2 agosto 2016

Serie Tv - STRANGER THINGS

Buonasera a tutti! Nonostante in questi giorni stia leggendo un po' di più (per riprendermi dopo la vacanza all'estero, durante il viaggio della quale mia madre mi ha severamente proibito di portare libri), ho letto alcuni articoli riguardo ad una certa serie che in queste settimane sta esplodendo qui nell'Internet quanto a popolarità. Sto parlando della onnipresente Stranger Things, che invade Facebook, Twitter e Youtube con gif e trailer a dir poco succulenti.
Potevo forse non guardare questa serie? Certo che no. L'ho divorata
Però c'era un piccolo, piccolo problema: io ho paura perfino della mia ombra, come avrei mai potuto riuscire a superare otto episodi senza rischiare di andare in terapia intensiva
Non so come ma, dannazione, ci sono riuscita. Sì, lo devo ammettere: prima di iniziare a guardare questa serie, avevo paura. Ora che l'ho finita, ne ho ancora di più.
Ma la trama così intensa, la voglia di sapere-come-finisce, il fascino dei lontani e purtroppo sconosciuti anni '80, la nerdaggine dei piccoli ma assolutamente cazzuti protagonisti... Come fate voi a non aver ancora cliccato play?

Come ho già detto, purtroppo sono nata poco prima dell'inizio di questo secolo, e quindi non ho avuto l'occasione di gustarmi gli anni in cui la serie è ambientata, ma posso ammettere che, senza ombra di dubbio, ci stia provando anche più di quanto potrebbe essere considerato normale. Mia mamma in quegli anni aveva la mia età, e mi prende sempre simpaticamente in giro perché sostiene che a casa nostra, con musica, film e serie tv di quegli anni, le sembra di essere tornata indietro nel tempo.
Inoltre, una delle cose che più mi ha spinto a cimentarmi in questa serie, sono le continue citazioni dei grandi classici come Spielberg e King, ma non solo!, Nightmare, Star WarsAlien... I Goonies, cavolo! Sono decine e decine di capolavori che non ho avuto l'opportunità di godermi appena freschi sul mercato ma che mi sto gustando ora tra una spolverata e l'altra. Grazie alla serie, potrete vivere (o rivivere) dei momenti fantastici, tra un déjà-vu e un clichè.

Ma ora concentriamoci sulla serie in sè. Prima proverete paura. La stagione si apre con un omicidio, qualcosa che uccide qualcuno. Poi riderete e amerete i protagonisti: il sensibile Mike, il determinato Lucas, il tenero Will e, dulcis in fundo, l'epico Dustin, che racchiude in sè tutta l'atmosfera di quegli anni. Dopo una breve campagna di D&D, il gruppo si vede costretto a separarsi e i tre ragazzini tornano a casa... o quasi. 
Will scappa inseguito da qualcosa, dalla quale non riesce a fuggire: è scomparso. La madre, una stupefacente Winona Ryder, va subito dal capo della polizia, Hopper, che ha provato sulla sua pelle la scomparsa (e morte, addirittura) di un figlio. Insieme, determinati, iniziano le ricerche. E non sono i soli. I tre prodi amici di Will vogliono scovarlo a tutti i costi, ma inaspettatamente si ritrovano davanti una ragazzina spaventata: è Undici, una bambina speciale e da tenere in segreto, dotata di poteri soprannaturali. E quando i ragazzi scoprono che forse è l'unica in grado di chiarire qualcosa riguardo a questa faccenda, le ricerche si fanno più intense, e vengono a galla secreti statali. 
Ma la serie non è solo questo: c'è dolore, come tra la bella Nancy e l'insopportabile Steve, odio, come quello di Jonathan, fratello di Will, nei confronti del padre, colpi di scena, di buio nei boschi, e tanti tanti brividi.

Undici, che in un certo senso è la vera protagonista della serie, è semplicemente unica nel suo genere. Con una storia incredibile alle spalle, pian piano, nel corso della serie, la vediamo crescere e scopriamo cosa è in grado di fare insieme a lei. Scappata dalla sua prigione di falsa tenerezza, è spaventata, curiosa, affamata, e allo stesso tempo assolutamente letale, e lo assicuro da come mi ha lasciata a bocca aperta nell'ultimo episodio. Amata e odiata, spaventata dalle emozioni umane, può affidarsi solo ai suoi amici.


Ci sono così tanti personaggi stupendi: Nancy, la bella sorella di Will, che odierete e poi amerete e poi odierete di nuovo, alle prese prima con un fidanzato scemo e poi con i mostri; Jonathan, il tenerissimo tesorodellamiavita e sconfortato fratello di Will, determinato a trovarlo e con una piccola grande cotta per la appena nominata Nancy; Barb, la migliore (o forse no?) amica di Nancy, che viene abbandonata incautamente da lei preferendola ad uno stupido capellone, facendole fare una brutta, orribile, fine; il povero e tormentato Hopper, il poliziotto locale che avrà un ruolo determinante per la sorte di Will; Joyce, la madre di Will, che vi farà venire voglia di strapparvi i capelli, piangere e poi sperare con lei. Ma non solo: genitori turbati, stronzi etichettati... insomma, come ho detto: personaggi stupendi a non finire.

I toni quasi cupi di certe scene, la tanto contrastante quanto incredibile alternanza di risate e brividi, la sorpresa del rendersi conto di quanto poco siamo differenti da personaggi degli anni '80, la contrapposizione tra scene terribili che fanno stringere le ginocchia al petto e quelle della quotidiana vita tormentata dei piccoli geek... Tutto questo, che sembrerebbe una serie di cose a caso buttate in un unico pentolone, si fonde alla perfezione in una delle serie più belle e strane che abbia mai visto.

È una serie che fa prima storcere il naso e poi sospirare per la meraviglia e che non lascia decisamente insoddisfatti; con, come ciliegina sulla torta, un finale tanto enigmatico quanto intrigante.

Cosa aspettate? Forza: correte.